Il Tirreno

Lucca

Pronto soccorso  

Il caso dei medici neolaureati “traditi” dalla Regione

G.P.

Erano arrivati nel 2019  per sopperire alle carenze di organico e avrebbero dovuto accedere alla  specializzazione. Ma così non è 

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LUCCA. Una risorsa per il futuro che rischia di andare sprecata. È già passato più di un anno da quando i medici neolaureati furono mandati a dar man forte nei Pronto soccorso. Assunti dalla Regione in pompa magna, come soluzione alla cronica carenza di organico di queste strutture, sembravano destinati a magnifiche sorti e progressive. Ma ad oggi il bilancio della loro esperienza all’interno della sanità pubblica non è dei migliori: pagati meno dei colleghi, senza indennità, stremati dai ritmi massacranti e da un’emergenza che li ha messi subito a dura prova. Qualcuno si è persino preso il virus. Per di più senza che le promesse della Regione sul completamento del loro percorso formativo abbiano trovato un qualche riscontro concreto. Per questo dei 150 “camici grigi” assoldati a fine 2019 ne sono rimasti in servizio appena 42 in tutta la Toscana. A Lucca ce ne erano previsti 5-6, e ne sono rimasti tre. E dire che queste figure hanno dato un apporto fondamentale per evitare che nei mesi della pandemia il sistema collassasse. Ora, però, chiedono garanzie visto che i loro contratti sono in scadenza (i primi già da agosto) e minacciano di lasciare in anticipo le strutture. Non è il caso di rischiare, per di più con la prospettiva di una terza ondata di Covid a gennaio.

Quelli che hanno già lasciato lo hanno fatto per intraprendere la strada di una qualche specializzazione, ovvero l’unica che attualmente garantisce ai giovani laureati in Medicina un futuro lavorativo certo e stabile. Ma la questione della scelta non si sarebbe neppure dovuta porre, almeno per chi punta all’ambito dell’Emergenza- urgenza, dato che con la delibera 570 del 24 aprile 2019 la Regione, al termine dei due anni, si impegnava a inserire i medici in sovrannumero nelle scuole di specializzazione di questa branca.

A distanza di un anno e mezzo quell’impegno è rimasto lettera morta, nonostante le richieste ai rappresentanti del governo regionale, alle Asl e ai sindacati. Per di più nel concorso che c’è stato a settembre 2020 a questi medici non è stato riconosciuto alcun punteggio per l’esperienza maturata in Pronto soccorso e sono stati perfino privati dei punti bonsu curriculari accumulati durante gli anni di università proprio perché frequentavano il corso di formazione regionale. Senza contare la penalizzazione indiretta derivante dal fatto dal fatto che hanno lavorato durante l’emergenza Covid e in simili circostanze preparare il concorso non era cosa semplice. Per questo il malumore di questi giovani medici cresce di giorno in giorno: il rischio è che vi possa essere un ulteriore esodo dai Pronto soccorso e perfino qualche ricorso. —

G.P.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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