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Qualità della vita, Lucca giù di 11 posizioni Pesano l’economia e lo stato di salute
La provincia fra le peggiori in Italia per il calo del Pil pro capite e per l’utilizzo di psicofarmaci e di calmanti
/ lucca
Scende la qualità della vita a Lucca e, quel che è peggio, a zavorrare i risultati della provincia sono due settori essenziali che ricchezza e consumi e demografia e società. Ancora più nello specifico, secondo l'annuale ricerca del Sole-24Ore, i risultati peggiori del territorio sono quelli del pil pro capite e quelli del consumo di categorie di farmaci come antidepressivi, calmanti e sonniferi.
Nella classifica generale del 2020 Lucca non va oltre il 65esimo posto, perdendo 11 posizioni rispetto ai dodici mesi precedenti. Si tratta del risultato peggiore dal 1990, primo anno in cui venne resa nota la graduatoria che viene formata incrociando una corposa serie di banche dati.
Per quanto riguarda le categorie, in due di esse c’è stato un miglioramento: per ambiente e servizi si passa dal 67esimo al 57esimo posto e per giustizia e sicurezza dal 73esimo al 68esimo. Invariata la 49esima posizione per affari e lavoro, mentre in tre casi si assiste a un calo: per cultura e tempo libero dal 26esimo al 30esimo posto, per ricchezza e consumi dal 30esimo al 44esimo e per demografia e società dal 77esimo al 99esimo posto.
Sono soprattutto questi due ultimi settori a far volgere al negativo la situazione complessiva che viene calcolata dal Sole sulla base di 90 indicatori. Quest’anno, per tener conto del Covid, 25 di questi sono stati aggiornati negli ultimi mesi. Ed è proprio uno di questi che aiuta a dare uno sguardo più da vicino su quello che è avvenuto nella nostra provincia: il pil pro capite (quindi la “ricchezza” prodotta da ogni cittadino) stimata per il 2020 è in calo dello 0,089%. Può sembrare poco, ma questo ci pone al 97esimo posto in tutto lo stivale, su 106 province. Anche altri indicatori sono in calo - e si tratta di parametri importanti. Per quanto riguarda i depositi bancari, si scende di quattro posizioni (dal 43esimo al 47esimo posto) e anche in una voce che da sempre pone la provincia al top in Italia, cioè la spesa delle famiglie per il consumo di beni durevoli, pur rimanendo nella top ten, al nono posto, si assiste a un calo di due posizioni. Stessa cosa si può dire per i protesti, dal 28esimo al 30esimo posto. Non va meglio il settore immobiliare, che perde tre posizioni alla voce “prezzo medio di vendita delle case”.
Visto che i soldi non sono tutto, però, è bene consultare anche altre voci. E la più preoccupante, probabilmente, è quella che va sotto l’etichetta “demografia e società”, dove siamo 99esimi su 106. E leggendo i vari indicatori se ne capisce il motivo: il migliore è quello per il numero degli infermieri ogni 100mila abitanti, dove veleggiamo al 35esimo posto. Per il resto, la classifica langue soprattutto per quello che riguarda l’utilizzo dei farmaci. Siamo 72esimi per quelli contro l’ipertensione, 73esimi per quelli che servono a combattere il diabete, 68esimi per quelli contro asma e broncopneumopatie, 99esimi per calmanti e sonniferi e 106esimi, cioè ultimi, per il consumo di farmaci per la depressione (vedi pezzo in basso).
Infine, un rapido excursus sulle voci che, al contrario, vedono la nostra provincia fra le prime in Italia.
In quattro casi la posizione è da primi dieci. Spicca il sesto posto alla voce “spesa al botteghino”, con 87 euro pro capite all’anno. Ci sono poi due voci che ci vedono ad altrettanti noni posti. La prima è quella, già ricordata, dei beni durevoli: ogni famiglia spende in media 3.252 euro. Di carattere economico - e legato anch’esso alla spesa - il secondo indicatore, quello di Pos attivi: la “moneta elettronica” può essere utilizzata in 80 punti ogni mille abitanti. C’è poi il decimo posto alla voci ristoranti, più di cinque ogni mille abitanti: un risultato al quale contribuisce in maniera importante la Versilia. Sempre nell’ambito “cultura e tempo libero” si segnala il 18esimo posto alla voce librerie (0,09 ogni mille abitanti) e il 19esimo per gli abbonamenti alla banda larga Internet: sono il 12% della popolazione residente. Diciannovesimo posto, infine, anche per il numero di imprese in rete. —
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