La protesta
«Con il Covid peggiorata la situazione dei malati»
Il presidente di Fondazione Brf «L’uso dei farmaci può dipendere anche dal tipo di approccio del singolo medico»
lucca
«La questione dell’uso dei farmaci è molto complessa. Dire, ad esempio, che un ricorso più basso a queste terapie equivalga a una miglior condizione della popolazione rischia di essere un miraggio: può essere tutto molto legato al tipo di professionista che opera in quella zona, se è più o meno propenso a usare le terapie con gli psicofarmaci».
Il professor Armando Piccinni, presidente della Fondazione Brf e psichiatra con una lunghissima attività clinica, ci guida nell’interpretazione sui dati per l’utilizzo (alto) di psicofarmaci in provincia. Ma - soprattutto - mette sul piatto quello che è la vera novità dell’ultimo anno: lo scoppio della pandemia e l’influenza che ha avuto sulle malattie psichiche e - di riflesso - sulla qualità della vita che le classifiche del Sole-24Ore vogliono “catturare” in numeri.
«Bisogna cominciare col dire che chi era già in trattamento ha avuto un peggioramento delle sue condizioni. Se aveva una sindrome ossessiva, ha avuto la paura di contrarre il virus. Se era un ipocondriaco, ha avuto la paura della polmonite e del ricovero. Se era un depresso ha sofferto l’isolamento e la separazione dai propri cari. Invece, chi non era in cura ma aveva una vulnerabilità genetica ha cominciato ad avere attacchi di panico e depressione lieve. Per chi era affetto da una psicosi maggiore (schizofrenia, deliri, allucinazioni) c’è stato il problema di poter essere seguito meno, visto che l’ospedale è diventato un elemento di diffidenza, i ricoveri degli acuti si sono ridotti e ci sono state anche le sospensioni delle terapie. Certo, è avvenuto anche per altri tipi di pazienti, a cominciare ad esempio da quelli oncologici. Ma bisogna ricordare che uno psichiatrico che non è seguito si agita e può aggredire le persone che vivono con lui, mettendo la famiglia in uno stato di disagio ancora maggiore».
C’è poi un’emergenza che gli specialisti si trovano in parte già ad affrontare ma che proseguirà nei prossimi mesi: il disturbo post traumatico da stress. «Riguarda i soggetti coinvolti personalmente o attraverso familiari o conoscenti nell’esperienza del Covid-19».
Un problema che investe in pieno gli operatori sanitari: «Sono i soggetti maggiormente a rischio - spiega Piccinni -. Io stesso ho avuto modo di seguire medici e infermieri in burn-out».
Una situazione non facile, che interroga direttamente la classe politica. O - almeno - dovrebbe farlo: «Purtroppo manca un monitoraggio psicopatologico sul territorio. Ci sono fasce della popolazione che, con quello che sta succedendo, vanno incontro a situazioni di disagio e di rabbia. E di tutto questo i governanti ne sanno poco». —
l.c.
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