Toscana
Frana sul Brennero «Non solo maltempo Mancano politiche per la prevenzione»
«Intervenire sul dissesto idrogeologico» Appello di Giulio Strambi (Rifondazione)
l’intervento
Più che il maltempo poterono i lavori (non) fatti. La frana sul Brennero riapre il dibattito sulla necessità di interventi contro il dissesto idrogeologico, la vera grande opera di cui il nostro Paese ha bisogno secondo Giulio Strambi, segretario di Rifondazione Comunista di Lucca.
«Si è vero – scrive Strambi – in questi giorni ha piovuto parecchio, ma i numerosi dissesti che sono avvenuti sono in gran parte da attribuire a una mancanza totale di politiche di prevenzione idrogeologiche. Il territorio è troppo abbandonato, nessuno fa più opere di corretta regimazione sulla propria proprietà, anche perché si è persa la cultura di come farle, si preferisce cementificare il tutto. Le caditoie che raccolgono acqua dalle zanelle stradali sono in gran parte ostruite, non esiste più la figura dello stradino, così l’acqua, come un fiume in piena segue la strada fino a che si riversa con irruenza sul versante creando smottamenti. Manca la manutenzione ordinaria, ma anche quella straordinaria. La diga di Borgo a Mozzano è completamente interrata e ogni volta, anche con portate di piena non al massimo, si rischia di allagare le case sulla Statale del Brennero, ma perché questi cittadini debbono subire le incurie della mancata manutenzione dello sbarramento? E se il Ponte del Diavolo subisse danni o addirittura crollasse per una piena eccezionale ostruita dall’interramento? Intanto il Brennero è stato eroso dalla corrente del fiume e attualmente è chiuso. Forse sarebbe successo ugualmente, ma i lavori di movimento terra effettuati da poco tempo, non si sa per quale motivo, nell’alveo del fiume hanno deviato la corrente proprio in quel punto. Poche centinaia di metri a valle dello sbarramento, in riva sinistra, al semaforo all’altezza del bivio per Corsagna, dove il fiume aveva già eroso e dove si è già intervenuti parzialmente, le difese spondali eseguite alcuni decenni fa con utilizzo di palancole in acciaio ormai da anni sono in rovina, ma non si interviene, così che forse la prossima piena rischia di portare via alcuni centinaia di metri di strada».
«È ora di porre rimedio – riprende l’esponente di Rifondazione – a questa mancanza di prevenzione del dissesto idrogeologico, anche perché prevenire significa evitare morti e danni irreparabili e prevenire significa anche risparmiare economicamente. Non servono le grandi opere in Italia, quelle servono solo per rimpinguare le casse delle grandi lobby del cemento e dell’acciaio. Macché Tav e Ponte sullo Stretto, servono immediatamente a tappeto sul territorio una serie di interventi medio piccoli che risanino l’ormai ferito quasi mortalmente che è il nostro territorio e che vengano affidati a piccole medie ditte locali che in questa maniera potrebbero riuscire a sopravvivere in questa maledetta crisi economica dettata dal Covid. Ma dettata anche dalla mancanza di obiettivi finanziari in difesa delle classi più deboli, comprese le medie e piccole partite Iva. Patrimoniale subito sui grandi patrimoni». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google