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Una dipendente di Conte of Florence lasciata senza Naspi È scontro Cgil-Inps

Gianni Parrini
Una dipendente di Conte of Florence lasciata senza Naspi È scontro Cgil-Inps

L’ente di previdenza respinge per tre volte la richiesta Il sindacato: «Motivazioni assurde, situazione inaccettabile»

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Dipendente di Conte of Florence scaricata dall’Inps che non le riconosce l’indennità di disoccupazione (Naspi). E il sindacato insorge: «Comportamento inaccettabile». È una vicenda complessa quella denunciata da Franco Galeotti, segretario provinciale della Filctem Cgil: «La questione nasce da una diatriba che abbiamo con l’Inps – racconta – È relativa alla situazione che si sta verificando a Conte of Florence, azienda che ha il suo sito produttivo più importante ad Altopascio. Dichiarata fallita, la società è in esercizio provvisorio in attesa di un acquirente. In questo contesto, sotto l’egida della curatela del tribunale e secondo le normative, si è reso necessario avviare un percorso di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro da parte dei dipendenti interessati ad uscire dall’azienda: sono 16 quelli che hanno optato per questa soluzione. Il 23 ottobre abbiamo raggiunto un accordo ed essendo il sindacato maggiormente rappresentato in azienda nonché l’unico presente, lo abbiamo firmato. I 16 lavoratori fuoriusciti si sono presentati nelle varie sedi Inps per chiedere la Naspi e qui si è aperto un mondo perché ogni ufficio ha risposto in maniera diversa. Parte di queste richieste sono state subito accettate, altre volte si è resa necessaria un’integrazione di documenti e poi c’è il caso della lavoratrice lucchese la cui domanda è stata respinta tre volte».

Qui si entra nel vivo della faccenda: «La prima richiesta di Naspi in effetti era stata presentata troppo presto e il rifiuto era legittimo – prosegue Galeotti – La lavoratrice ha fatto una seconda richiesta, ma anche questa è stata respinta: Inps sosteneva che la dipendente non avesse il requisito delle 30 giornate lavorate nel corso di 12 mesi. È stato fatto notare all’ufficio competente che in caso il lavoratore si trovi in cassa integrazione, con sospensione dell’attività a zero ore, il periodo di tempo in cui ricercare le 30 giornate lavorate va ampliato. Dopo questa ultima correzione, l’Inps ha risposto nuovamente in maniera negativa, sostenendo che per avere diritto alla Naspi è necessario che ci sia un accordo collettivo aziendale firmato dai sindacati più rappresentativi a livello nazionale, mentre nel caso di Conte of Florence sarebbe presente “solo un accordo sindacale”. Si tratta di una risposta assurda e priva di fondamento che se presa per buona comporterebbe la revisione e il conseguente ritiro di tutte autorizzazioni già concesse e delle somme liquidate. Viene da domandarsi il perché di tale accanimento verso la lavoratrice. Ci preme sottolineare che questa donna è senza lavoro e sussidi da fine ottobre e già da prima ha dovuto subire ritardi nel pagamento della cassa Covid e di quella straordinaria. In passato l’ente di previdenza ha avuto perfino problemi con il pagamento sui conti corrente, problemi che hanno costretto i lavoratori ad aprire un conto alle Poste». —



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