Gioco
Gli scarti del cantiere edile finivano sepolti nel terreno
Denunciato imprenditore lucchese: per l’accusa aveva riempito un terreno già sotto sequestro a San Giuliano Terme con 250 tonnellate di rifiuti
lucca
Si era creato un’alternativa alle discariche ufficiali e a pagamento per smaltire i rifiuti dei suoi cantieri.
Aveva trasformato un terreno nella zona di Arena Metato (San Giuliano Terme) di cui aveva la disponibilità, e già finito sotto sequestro, in una discarica abusiva con un risparmio di decine di migliaia di euro sui costi di conferimento degli inerti.
E in parallelo con quel comportamento aveva inferto una ferita profonda all’ambiente. Una cambio di destinazione dell’area che è costato a un costruttore edile di Lucca una denuncia per abbandono di rifiuti speciali e attività di gestione di rifiuti non autorizzata.
Sono stati i militari della Guardia di finanza di Pisa, con il contributo decisivo dei colleghi della sezione aerea, a scoprire la discarica abusiva sorta nel giro di due anni e alimentata da un andirivieni sospetto di camion e operai.
Quei passaggi frequenti sono stati letti come inusuali da chi poi ha sviluppo le indagini arrivando ad alzare il velo su un interramento dei più spregiudicati.
Per l’accusa l’imprenditore evitava di portare i rifiuti delle demolizioni dei cantieri in discariche regolari per non sostenere i costi dello smaltimento legale.
Gli investigatori hanno scoperto che l’uomo controlla diversi cantieri di costruzioni nell’area pisana e, quindi, la necessità di avere nelle vicinanze un punto di stoccaggio e interramento era un elemento di cui l’azienda traeva un evidente beneficio economico.
L’inchiesta, nata di iniziativa dei finanzieri con un controllo approfondito del territorio, è stata coordinata dal sostituto procuratore, Giovanni Porpora. Gli accertamenti hanno permesso di acquisire i dati catastali e topografici delle zone che, raffrontati con l’esame della documentazione di trasporto dei mezzi aziendali, hanno reso possibile ricostruire nel tempo la formazione del cumulo di rifiuti e la relativa compattazione.
Le successive operazioni di sollevamento e ribaltamento del terreno hanno portato alla luce oltre 250 tonnellate di detriti da cantiere provenienti da attività di demolizione e costruzione. Dagli intonaci ai laterizi, dalle piastrelle ai mattoni, tutti qualificati come “rifiuti speciali”.
Oltre alla denuncia a carico dell’imprenditore, la Procura ha disposto il sequestro preventivo dell’area di oltre 200 metri cubi in attesa della bonifica ambientale che sarà - ovviamente - a carico del titolare della ditta edile. —
p.b.
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