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Gli architetti contro lo smartworking

Gli architetti contro lo smartworking

Protesta per il rallentamento del lavoro: «Enti pubblici impreparati, gli uffici non rispondono e manca la digitalizzazione»

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Lo smartworking negli enti pubblici preoccupa gli architetti toscani. È la Federazione degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Toscana a denunciare le difficili relazioni dovute non solo al “lavoro da casa” ma anche alla mancata digitalizzazione degli archivi. «Gli enti pubblici - scrive la Federazione - si sono mostrati nell’anno della pandemia Covid del tutto impreparati e inefficaci, causando ritardi e danni enormi all’economia legata al mondo della costruzione che, proprio in questa fase storica, potrebbe sfruttare la grande opportunità delle agevolazioni governative del Superbonus 110% per rilanciare il settore, dopo 12 anni di profonda crisi».

«La riduzione della presenza fisica del personale della Pubblica amministrazione - continua la nota - già nel dopo lockdown della scorsa primavera, ha causato difficoltà di accesso ai servizi o mancate risposte dagli uffici. Il grado di difficoltà è elevato e talvolta insostenibile per accedere agli sportelli degli enti pubblici. Non si comprende perché sia possibile parlare con un impiegato di banca attendendo diligentemente il proprio turno, prenotato in anticipo, fuori dal fabbricato e ciò non sia possibile per una pubblica amministrazione. La possibilità di interloquire tramite posta elettronica - continuano - tramite appuntamento telefonico o video call è spesso disattesa dalla mancanza di riposte alle mail degli uffici pubblici risultando quindi impossibile fissare appuntamenti». Ciò che sottolineano gli architetti è la necessità che «dentro gli uffici pubblici si prenda coscienza che la mancanza di confronto rende l’attività dei professionisti ancora più lenta e incerta, aumentando nel cittadino la già scarsa stima nei confronti di tecnici e amministrazioni». Ma a pesare è anche il ritardo nella digitalizzazione, in particolare dei Comuni. «Lo stato degli archivi è drammatico - dicono - non solo i documenti sono prevalentemente cartacei, cosa che richiede verifiche di persona, ma l’ordine in cui i documenti sono registrati presenta molte criticità che impongono tempi di ricerca inammissibili ai nostri giorni. Un vero e proprio sbarramento. Gli enti locali devono riorganizzarsi, per consentire ai dipendenti pubblici di svolgere i propri compiti in modo efficiente e con strumenti di controllo sulla loro produttività, pur operando in smart working; non è tollerabile che, oltre alle difficoltà della crisi, i professionisti debbano subire anche questi problemi di accesso ai servizi pubblici e non poter svolgere un servizio». —



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