Gioco
Una vita sul filo del rasoio: la bottega di Berti fa 80 anni
Storia e aneddoti di un’attività di famiglia cominciata in una cucina dal Bertolli. Il titolare Giuliano: «Ricordo il volto del primo cliente. Il segreto? La tradizione»
CAPANNORI. Il 2021 sarà un anno di festa per la “bottega del barbiere” di Segromigno in Monte. Ottanta anni di storia dell’attività iniziata con l’arrivo in località Piaggiori negli anni della seconda guerra mondiale della famiglia dello zio di Giuliano Berti, proprietario del negozio di parrucchiere da uomo che rappresenta un’istituzione per il paese. Una professione tramandata dallo zio che lavorava a casa al cugino e poi al nipote che ha presto iniziato a maneggiare forbici, pettine, rasoio e pennello. E che adesso si avvicina a un altro importante traguardo umano e professionale. Sono pochissime le barberie ancora aperte nel territorio equella di Piaggiori è la più vecchia della Piana.
«La storia personale del mio mestiere a Segromigno - racconta Giuliano Berti - inizia nel 1978 ma è la continuazione di quella della mia famiglia arrivata nel 1941 in Piaggiori, località di Segromigno, dove sono nato e cresciuto e dove ho svolto sempre la mia attività. È partito tutto da mio zio Albertino Berti, conosciuto da tutti come “ Il Bertolli”, che ha iniziato a fare il barbiere in casa in Corte Diavoli, esattamente in cucina dividendo la stanza con una tenda. Questa situazione lavorativa è andata avanti fino alla metà degli anni Cinquanta, quando finalmente è riuscito ad aprire la prima barberia in Piaggiori, nelle vicinanze della propria abitazione. Intorno ai primi anni Sessanta l’esercizio è passato a suo figlio Sergio, mio cugino, che negli anni a seguire dà lustro internazionale al lavoro con master a Parigi, New York, Tokio e Mosca».
Il suo locale è anche un osservatorio sulla vita sociale e i cambiamenti di costume. Dalla fine della guerra alla ripartenza dell’Italia, dal boom economico ai cambiamenti di look: la “brillantina”, la sfumatura alta, il ciuffo all’indietro, la barba alla vecchia maniera, tornato di “moda” in questi ultimi anni. Poi, nel 1971, l’ingresso di Giuliano come ragazzo di bottega. «La prima cosa che mio zio, il Bertolli, ancora presente nella barberia, mi insegnò fu questa: “tieni a mente qualsiasi parola ascoltata all’interno del negozio”. In questa esperienza quello che mi pesava era l’orario, il sabato si finiva di lavorare anche alle 23, tutte le domeniche e tutte le feste nazionali , che in quell’epoca erano numerose, rimanevamo aperti fino alle 14».
Cinque anni dopo l’apertura dell’attuale bottega del barbiere in via dei Piaggiori. «Gli anni sono volati e nel 1978 ho aperto il mio negozio, sempre nel paese di Segromigno, dove è partita la mia nuova avventura di vita. Avevo 20 anni e ricordo ancora il volto del mio primo cliente». Un luogo dove si respira ancora il calore umano e il farsi la barba ha un un che di rituale. Anche ai tempi del Covid. «La professione è cambiata tanto, ma siamo sempre rimasti fedeli alla tradizione ed è stata questa la nostra forza. La barba è un caposaldo, soprattutto negli ultimi anni è stata rivalutata e si è tornati alle origini. Con il virus non è stato facile, tra nuovi obblighi richiesti per la sicurezza, normative stringenti e i turni per i clienti. Ma ambiente familiare, convivialità, calore umano e pettegolezzi tra maschi», sorride il barbiere Giuliano che per i 70 anni, insieme al cugino, aveva già ricevuto un riconoscimento dalle mani del sindaco Luca Menesini per la sua longeva attività. —
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