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Villa Bottini, terza asta deserta Il recupero ormai è un miraggio

nicola nucci
Villa Bottini, terza asta deserta Il recupero ormai è un miraggio

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capannori

Terza asta deserta per la villa Bottini a Gragnano. A quasi un anno dal primo incanto, disposto dal giudice delegato e dal curatore fallimentare dopo il crac della società milanese che l’aveva acquistata negli anni Duemila, non c'è ancora un nuovo proprietario. La villa che guarda alla via Pesciatina avrebbe dovuto essere protagonista di un rilancio in grande stile con la trasformazione in un hotel di lusso. La prima asta risale al 10 dicembre ma nessun acquirente ha sborsato la cifra di 1,5 milioni. Lo stesso copione è andato in scena lo scorso settembre quando la vendita, con la base scesa a 960 mila euro, è andata ancora a vuoto. Una residenza che ha 500 anni di storia, un complesso architettonico su due piani che comprende una piccola cappella, un ex fattoria e un ex distilleria per una superficie di 105mila metri quadrati (al suo interno ci sono ancora degli affreschi), collocata in un paesaggio suggestivo nella campagna capannorese, a cui si accede da un viale costeggiato da cipressi secolari che conduce all’antica dimora storica che da anni versa in completo stato di abbandono.

A partire dal 2010 è stata al centro di un importante e ambizioso progetto che è rimasto sulla carta, quello di un hotel “emozionale” con Spa, ristorante e sala congressi immerso nel verde. Il risanamento conservativo però si è fermato al 30 per cento, dopo lo stop a livello urbanistico alla richiesta di cambiamento della destinazione d’uso da residenziale. «C’è una situazione di stallo, anche la terza asta è andata deserta - dice lo storico architetto Elvio Cecchini che ha realizzato il progetto di ristrutturazione della dimora - e la villa è ancora alla ricerca di un nuovo proprietario che possa dare una prospettiva al complesso che negli ultimi mesi è stato anche depradato di alcuni canali di rame».

A questo punto la speranza è quella di una manifestazione di interesse da parte di privati, comunque attraverso una procedura pubblica. Un ruolo importante è giocato anche dalla Soprintendenza (che vanta un diritto di prelazione) dato che tutto il complesso è sottoposto a vincoli storici e culturali. Della villa si è occupato anche il gruppo dei “tre obsoleti” che con le loro foto puntano l’attenzione su ambienti e strutture abbandonate, sensibilizzando progetti di recupero. —



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