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Anche in zona rossa lo smog resta alto

Luigi Spinosi
Anche in zona rossa lo smog resta alto

Dal 15 novembre superato un giorno su due il limite dei Pm10 Solo nell’ultimo fine settimana il vento ha dato una mano

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LUCCA

Fare una controprova (come sarebbero andate le cose se...) non è possibile, ma l’impressione ricavata dai numeri è che l’ingresso nella zona rossa non abbia inciso in modo particolare sulla (pessima ahinoi) qualità dell’aria. La riduzione delle attività e della mobilità non pare aver contribuito a migliorare le cose almeno da questo punto di vista. Che provenga dalle auto, dai caminetti, dalle fabbriche, dai camion o dai falò di sterpaglie, l’inquinamento dell’aria nella Piana resta elevato, e andare a toccare uno o più di uno di quei fattori (come avvenuto con questo “mini lockdown”) non basta: se le condizioni meteo sono quelle adatte, i rilevamenti di Pm10 dalla centralina d i Capannori (quella di riferimento per tutto il territorio) salgono alle stelle. E così, guardando il periodo compreso tra il 24 ottobre e il 25 novembre, si nota che il valore limite di 50 µg/m³ è stato raggiunto o varcato per ben 11 volte, in pratica un giorno su tre, e per 6 volte negli ultimi 10 giorni (più di una volta su due), da quando cioè siamo in zona rossa.

Prima del 15 novembre la soglia dei 50 µg/m³ era stata sorpassata per quattro giorni consecutivi, dal 9 al 12, nell’ordine con valori di 59, 65, 74 e 68µg/m³, poi per un giorno era scesa sotto il 50 (41µg/m³ per l’esattezza), quindi aveva ripreso a salire varcando il limite per due volte consecutive: 55µg/m³ sabato 14 e 58µg/m³ nel primo giorno di zona rossa (domenica 15). Da allora, tranne che in tre casi molto particolari, i valori del particolato sono stati molto elevati, e anche quando la soglia del 50 non è stata superata, ci si è avvicinati parecchio, come lunedì 16 (48 µg/m³) o mercoledì 18 (47 µg/m³), o la si è toccata come successo giovedì 19 (50 µg/m³). Poi (e vedremo perché) i valori sono drasticamente calati per cominciare a salire violentemente negli ultimi 4 giorni: il 22 si è andati a 53 µg/m³, il 23 si è toccato il record dell’ultimo mese (77 µg/m³), subito battuto il giorno dopo con il valore del Pm10 schizzato a 80µg/m³, per poi scendere a 69 mercoledì.

Insomma i nostri polmoni sono sempre nel mirino e, a meno di interventi radicali sulle fonti di inquinamento, al momento sono solo i fattori meteo – come detto – a poter incidere nel bene o nel male sulla qualità dell’aria. E in quest’ultimo mese, con alcune eccezioni, le condizioni meteorologiche non hanno certo aiutato. Le piogge sono state scarse (dal 24 ottobre si sono avute solo 11 giornate di pioggia, e generalmente con precipitazioni scarse). Inoltre la pressione atmosferica è stata costantemente alta: a parte: a parte due giorni di bassa pressione (il 26 e il 27 ottobre, quando è stata di 1009 millibar), negli altri giorni è stata sempre molto elevata, con valori che hanno costantemente superato i 1020 millibar, e sfiorato i 1030 in più occasioni. Un aiuto però è arrivato dal vento, con una chiara relazione inversamente proporzionale tra velocità del vento e livelli di inquinamento. Una relazione che si è notata bene nell’ultimo fine settimana, quando il vento ha soffiato forte, pure troppo a giudicare dai danni prodotti, ma ha ripulito parecchio l’aria: venerdì 20, col vento che ha toccato i 33 Km/h, i Pm10 sono scesi a 14 µg/m³, arrivando addirittura a 11 µg/m³ sabato 21, in cui il vento è arrivato a 65 Km/h. Però resta preoccupante dover fare affidamento sulle bufere per poter respirare un po’. —



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