Il Tirreno

Lucca

INCHIESTA SULLO SMALTIMENTO ILLEGALE DEI RIFIUTI 

Il gup proscioglie i vertici della Lucart e della Pieretti

Il gup proscioglie i vertici della Lucart e della Pieretti

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PORCARI

Estranei ai fatti perché non coinvolti nella gestione dei rifiuti del pulper. I vertici della Cartiera Lucchese e dell’Industria Cartaria Pieretti sono stati prosciolti dal filone dell’inchiesta aperta dal sostituto procuratore della direzione distrettuale antimafia di Firenze Giulio Monferini per un presunto traffico illecito di rifiuti in Toscana che risale al 2016.

A decidere per il non luogo a procedere il gup di Firenze. Escono dal processo quindi Carmen Pieretti, che si occupava esclusivamente della contabilità e dell’aspetto finanziario dell’azienda come ribadito dal suo legale Francesco Marenghi, e Giuseppe Tiziano Pieretti per le Industrie Cartarie Pieretti mentre per la Lucart non luogo a procedere per non aver commesso il fatto per il direttore commerciale Guido Pasquini, i componenti del Cda Sandro Pasquini, Alessandro Pasquini, Massimo Innocenti e Guido Carissimo. Per altri indagati invece sono caduti alcune imputazioni mentre le altre ipotesi di reato restano in piedi. Il processo è stato trasferito al tribunale di Pistoia dove la prima udienza è stata fissata per il 17 marzo prossimo. Alcuni legali hanno eccepito la competenza territoriale ritenendo che fosse Lucca il foro dove svolgere il processo e ripresenteranno l’incompetenza territoriale davanti ai giudici di Pistoia. Originariamente erano 21 le persone indagate dalla Distrettuale e adesso dopo i sette proscioglimenti ne restano 14 che dovranno rispondere di reati di natura ambientale per la gestione e lo smaltimento illegale dei rifiuti e le contestazioni di truffa ai danni della Regione per il mancato pagamento dell’ecotassa. A monte di tutto c’erano i produttori dei rifiuti. Decine di migliaia di tonnellate di rifiuti di cartiera, caricati su camion e destinati a fabbriche di laterizi in Basilicata o a inceneritori e discariche fra Toscana e Umbria. Una rete per lo smaltimento abusivo di materiali pericolosi “camuffati” da rifiuti ordinari, buoni per costruire mattoni e per essere utilizzati come riempimento. E nel capo d’imputazione c’è anche la falsificazione dei certificati di analisi, utilizzando campioni di pulper non rappresentativi del rifiuto per farli apparire come rispettosi dei parametri di legge. —

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