Il Tirreno

Lucca

la tradizione ritrovata 

Recuperato l’antico metato abbandonato da 60 anni

Emanuela Ambrogi
Recuperato l’antico metato abbandonato da 60 anni

Riattivato l’impianto per l’essiccazione delle castagne di Monti di Villa  grazie all’impegno di Pier Luigi Martinelli e agli abitanti del paese

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bagni di Lucca

A voler cercare una cosa buona in questi momenti difficili si può trovare la riscoperta delle antiche tradizioni, o di attività un tempo comuni e oggi quasi scomparse. Tra queste, nella Val di Lima, vi sono la battitura delle castagne e la pulitura prima del passaggio nel mulino per produrre la ricercata farina dolce. E proprio in questi giorni ha ripreso vita un metato abbandonato da sessanta anni. Lo hanno riattivato alcuni abitanti di Monti di Villa, nei giorni antecedenti alla chiusura totale.

«Adesso farina di castagne e necci sono diventati quasi alimenti di lusso, ma sono stati per anni il cibo quotidiano dei nostri genitori e dei nostri nonni, hanno sfamato tante famiglie – dice Ivana Colò, una delle partecipanti alla riapertura del metato – ci siamo ritrovati e abbiamo rivissuto l’atmosfera di un tempo. È stato come far rinascere i profumi e i sapori antichi. Davvero una emozione, in questo triste periodo in cui siamo privati di tante cose e dei contatti anche con gli affetti più cari».

Un tempo nella zona i metati (piccoli edifici utilizzati per l’essiccazione delle castagne) erano comuni: «Quando, camminando nel bosco, vediamo delle piccole casine immerse nel verde, ecco, quelle un tempo erano metati – spiega Colò – per chi raccoglieva le castagne era molto più semplice sistemarle in un posto vicino alle piante. La gente raccoglieva i frutti e li metteva direttamente lì. Nei metati spesso ci vivevano, almeno per qualche periodo». Il metato a Monti di Villa ha ripreso vita soprattutto grazie all’opera di risistemazione fatta da Pier Luigi Martinelli, un abitante del posto. Il metato appartiene a una famiglia del paese che risiede in America e Martinelli si è occupato del recupero.

Un tempo, come detto, ce ne erano tanti altri, ma sono stati chiusi, alcuni abbandonati e andati perduti e altri trasformati. «Ogni famiglia importante aveva il suo metato con un piccolo spazio davanti l’ingresso che serviva per la battitura – aggiunge Colò – la seccatura delle castagne dura 40 giorni e noi abbiamo sistemato castagne fino ad arrivare all’altezza di un metro. Un tempo le castagne venivano messe sopra le listarelle che si trovavano sotto il soffitto. Al centro, al di sotto, veniva acceso il fuoco che bruciava grazie a ciocchi e tronchi di legno vecchio che lo mantenevano più vivo». Il fuoco doveva restare acceso per tre settimane, non doveva mai spegnersi e veniva alimentato due volte, al mattino e alla sera. Doveva “covare” con la “pula” sopra. «La pula – chiarisce Colò – è la ripulitura delle castagne, i gusci di quelle seccate nell’anno precedente. Questi gusci vengono riutilizzati per dare un sapore più ricco al fumo. È proprio la pula a dare un più sapore al fumo in modo che la futura farina sia più gustosa. La seccatura deve avere tempi lunghi, in modo da far prendere alle castagne un sapore più intenso. Dopo si passa alla battitura con un macchinario antico e quindi le castagne vengono ripulite e ripassate. Vengono tolte le pellicine, a mano, mentre i frutti sciupati vengono messi via». Il passaggio finale è quello al mulino, dove le castagne vengono trasformate in farina. —



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