Attenzione
«Secondo lockdown, tanti negozi al collasso»
Sos di Pomini, presidente del Ccn del centro storico. «Ci auguriamo di riaprire al più presto. Le luci di Natale sono pronte»
lucca
«Dietro a un acquisto fatto in un negozio c’è il sogno di un posto di lavoro, c’è il contratto di una commessa. Vorrei che le persone lo capissero. Ribadisco il mio invito ad acquistare nella propria città. Il valore aggiunto è il rapporto con le persone: mi dispiace che venga sopraffatto da un acquisto online che costa due euro in meno e te lo consegnano a casa.».
È la riflessione di Matteo Pomini, presidente del centro commerciale naturale Città di Lucca di Confcommercio, che comprende i negozi del centro storico. Più d’una volta ha ribadito l’importanza di non cedere alle proposte di Amazon e di altri portali, ma di privilegiare i negozi tradizionali della città per gli acquisti. Per tutelare i posti di lavoro dei dipendenti ma anche la sopravvivenza dei negozi stessi. «Purtroppo con questo nuovo lockdown - aggiunge - molti negozi a Lucca sono al collasso. Lo ripeto: ogni vendita in un negozio tradizionale crea posti di lavoro, spezza una catena».
I commercianti con l’attività chiusa dopo l’avvento della zona rossa cosa si augurano adesso: riaprire a dicembre?
«Me lo auguro con tutto il cuore. Ci sono tanti negozi che non sanno più come andare avanti. Perché siamo al secondo lockdown in un anno e non abbiamo nessuno che ci dia una mano. Anche in Germania hanno chiuso i negozi di abbigliamento, ma stanno erogando contributi alle attività. In Italia non se ne parla proprio, ci sono alcune categorie completamente dimenticate dai ristori. Questo fatto mi stupisce e mi mette rabbia: non si può obbligare un’attività a chiudere senza offrirle una soluzione. A questo punto prima si riapre e meglio è. Anche perché non è pericoloso comprare nei negozi. Abbiamo investito in gel, mascherine, gli ingressi sono contingentati. È assurdo che ci si debba rimettere per una situazione gestita male da altri. I negozi non sono veicoli di contagio».
Dal punto di vista del personale. Quali prospettive con questo secondo lockdown?
«Purtroppo ne risentirà. Porto il mio esempio: ho quaranta commesse complessivamente nei miei negozi. Nei prossimi giorni scadono alcuni contratti a termine: purtroppo in questo momento non sono in grado di rinnovarli. Sono molto addolorato ma è così. Vorrei far notare che anche la gestione del personale, con le quarantene, ricade sul titolare dell’attività: i primi tre giorni di malattia per il dipendente in attesa del tampone, sono a carico dell’azienda commerciale».
L’illuminazione natalizia è confermata?
«Il montaggio è finito. Mi auguro di poterla sfruttare al meglio». —
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