Attenzione
Sanità, la Cgil chiede interventi più incisivi
Il segretario provinciale Rossi: «Nonostante le assunzioni fatte, i saldi sono negativi per più categorie di operatori»
LUCCA
La sanità. Lì occorre essere più incisivi, determinati, agire subito, di tempo da perdere non ce n’è. Il segretario generale della Cgil provinciale, Rossano Rossi, è davvero molto preoccupato. Non lo nasconde, non fa polemica, parla commentando i numeri pubblicati pochi giorni fa su operatori sanitari all’interno dell’Asl Toscana Nord ovest: nuovi assunti dall’inizio della pandemia e usciti per pensionamento. Saldo positivo per infermieri (604 assunti, 246 usciti) e Oss (313 assunti, 101 cessazioni), mentre sono in negativo medici (99 assunti a fronte di 147 in pensione) e i tecnici sanitari (82 assunti contro 117 in pensione). «Mi ha fatto molto piacere sapere che verranno approntati oltre cento nuovi posti letto di terapia sub-intensiva al Campo di Marte - spiega Rossi -. Ma con quali professionalità a gestirli, mi domando. Le assunzioni fatte quest’anno sarebbero state sufficienti a coprire le lacune di personale prima della pandemia. Adesso la situazione è tale che, seppure in uno stato di emergenza generale, giugono voci che gli operatori sanitari stiano organizzando una protesta a livello nazionale».
Il segretario della Cgil ribadisce l’ottimo rapporto e livello di confronto e dialogo fra il sindacato e i responsabili dei tre distretti del nostro territorio, «ma vorremmo - sottolinea - che fossero più determinati nel perseguire nuove assunzioni e nuovi strumenti per combattere l’emergenza sanitaria. Ci siamo confrontati su questi temi più di una volta - aggiunge -, ma credo che ci vogliano sforzi maggiori da parte di tutti. Bisogna non demordere nel rafforzamento della sanità. Gli operatori della sanità privata dovrebbero mettere a disposizione le loro strutture in questa fase».
«Quello che passano gli operatori sanitari nei reparti Covid non possiamo neanche immaginarlo - aggiunge l’esponente sindacale -. E pensare che questi lavoratori hanno un contratto nazionale scaduto da sette anni. Preoccupa molto che nella nuova legge Finanziaria sembra non siano previste risorse né per il rinnovo del contratto dei lavoratori della sanità né per il potenziamento dei reparti».
Se la seconda ondata della pandemia mette a dura prova la sanità in trincea contro il virus, lo scossone arriva anche negli altri settori del lavoro.
«Tutto sommato - dice Rossi - le grandi aziende del nostro territorio hanno tenuto e stanno tenendo. Siamo preoccupati: l’istituzione della zona rossa determina un blocco dei consumi, un calo degli stipendi, chi può cerca di risparmiare di più. Le ripercussioni più forti si hanno inevitabilmente nel settore del commercio, dei servizi. Per non parlare del turismo, per il quale non ci sono più parole. Dobbiamo prestare molta attenzione alle proteste dei commercianti - prosegue Rossi -: non dimentichiamo che dietro alle imprese ci sono imprenditori e dipendenti, i più fortunati in cassa integrazione, quelli che lavorano a chiamata sono a casa senza stipendio. Piuttosto che la zona rossa, ma è una mia visione personale, avrei preferito un lockdown totale: non ci sarebbero state disparità e poi avremmo certato di ripartire concentrandoci su ristori e cassa integrazione. E poi l’artigianato: mentre l’Inps, a livello territoriale, dice di essere in pari con le erogazioni della cassa, l’artigianato è fermo al mese di luglio». —
barbara antoni
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