Il dolore
Ora sull’ex Manifattura è guerra fra comitati
Il primo gruppo chiede al Comune di presentare un progetto estromettendo Coima Un altro, con una petizione online, punta sull’importanza dell’accordo con Tagetik
lucca
Il futuro della Manifattura sud ora diventa anche battaglia fra comitati. Nello stesso giorno, infatti, hanno dato notizia di sé due gruppi di cittadini che si piazzano su posizioni opposte circa il progetto di Coima.
Iniziamo dai “contrari”. È il gruppo “Uniti x la Manifattura” che «si pone l’obbiettivo di una ristrutturazione condivisa dell’ex Manifattura e di tutto il complesso monumentale cittadino. Potremmo dire un altro gruppo che raccoglie altre parti della città che finora si erano poco interessate, ma che stanno prendendo coscienza. Accoglie le persone, i gruppi che chiedono un progetto condiviso di recupero della Manifattura, che deve rimanere preferibilmente pubblica e deve essere strappata al degrado». Il gruppo, che auspica «un ampio dialogo» in consiglio comunale e in città, ha le idee chiare sul “no” al progetto Fondazione-Coima: «No a speculazioni edilizie private, fatte oltretutto con condizioni molto sfavorevoli per i cittadini lucchesi, che perderebbero i milioni di euro dei parcheggi ceduti, l’affitto sicuro di parte del complesso, e per sempre la proprietà di quegli immobili situati in posizione strategica, in uno dei punti d’ingresso alla città più frequentati. Oltre ad intaccare ulteriormente il patrimonio simbolo della città “Le Mura” con l’avvilente passerella e la restrizione alla fruizione di un altro baluardo. Perché cedere tutto al privato quando può guadagnarci il Comune, cioè noi cittadini». Secondo il gruppo, «il Comune pare finalmente aver preso atto delle condizioni capestro che gli si vorrebbe imporre, vediamo che chiede una nuova proposta di finanza di progetto. Ebbene applichi la legge faccia lei un progetto che rispetti pienamente l’interesse pubblico e poi lo sottoponga alla Fondazione che pare vogliosa di intervenire sul recupero dell’ex-manifattura o ad altre entità che potrebbero essere parimenti interessate». Non manca un attacco diretto proprio alla Fondazione: «Visto il ruolo che sta svolgendo la Fondazione CrL in questa vicenda, vorremmo che sulla gestione dell’ingente patrimonio della Fondazione CrL ci fosse un controllo realmente democratico e non demandato a poche persone cooptate con meccanismi legittimi, ma da rivedere».
Sull’altro versante c’è il “Coordinamento ProManifattura”, che ha proposto anche una petizione sul sito Change.org. In questo caso ci sono anche i nomi dei promotori: Danila Andreoni, Mery Baldaccini, Maria Luisa Beconcini, Pierluigi Baschieri, Mauro Di Grazia, Laura Di Simo, Pietro Fazzi, Olivo Ghilarducci, Giuliano Grazzini, Nelita Lilli Begliuomini, Luciano Luciani, Anna Marchi, Ferruccio Pera, Gianfranco Pierotti, Michele Zardetto. Secondo questo gruppo, «a fronte di un bombardamento mediatico senza eguali - soprattutto per la foga polemica, pari solo allo smarrimento del più comune buon senso –, si rende necessario un nuovo “appello” sulla vicenda Manifattura Sud, un appello che non si pone altro obiettivo se non quello di esprimere una voce “fuori dal coro”, rispetto alle prese di posizione a connotazione negativa, pubblicate da quando è stata presentata la proposta di project financing da parte di Fondazione e Coima». La petizione ricorda che già la giunta Favilla, nel 2009, aveva previsto la vendita della porzione sud della Manifattura. «A oggi però, dopo venti anni dal trasferimento della Manifattura a Mugnano, nessun programma complesso di riqualificazione ha visto la luce, cosicché, senza la variante portata avanti dall’amministrazione Tambellini, l’area avrebbe avuto come unica destinazione quella produttiva. Siamo invece convinti - proseguono i promotori - che quei capannoni novecenteschi con gli ampi spazi aperti intorno, necessitino e meritino un restauro e un riuso degno della bellezza di Lucca. La proposta avanzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca ) va esattamente nella direzione auspicata dalle amministrazioni comunali, indipendentemente dal loro colore politico». S spiega poi di non voler entrare nel progetto specifico, ma si ricorda l’importanza dell’accordo stretot con Tagetik per portare nell’ex Manifattura la sede dell’azienda di software: «Dov’è lo svantaggio per l’amministrazione comunale e per la città di Lucca? Chi mette fretta sa che Tagetik ha giustamente rivendicato una scadenza al di là della quale l’accordo verrà meno. Non dobbiamo tenerne conto e attendere di prolungare all’infinito il dibattito ripetitivo, senza curarsi del fatto che una democrazia che non decide è destinata all’inconsistenza?». —
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