Sicurezza
Imt festeggia i suoi primi 15 anni Pietrini: «Vogliamo crescere ancora»
Il direttore della scuola di Alti studi traccia un bilancio: una scommessa vinta grazie al merito e alla qualità
il colloquio
luca cinotti
I quindici anni sono, nella vita di una persona, la soglia che separa l’adolescenza da una prima forma di maturità. E questo può valere anche per le istituzioni, soprattutto quelle che sono chiamate a crescere e a confrontarsi con nuove sfide. Il 18 novembre 2005, esattamente 15 anni fa, venne pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto che istituiva la scuola di Alti studi Imt. Oggi, nel mezzo della pandemia, il direttore Pietro Pietrini siederà nella Cappella Guinigi di San Francesco per un “welcome day” virtuale con i nuovi studenti. E sarà, inevitabilmente, un’occasione per fare un bilancio e - soprattutto - tracciare un percorso per il futuro.
«Imt è nata come una sfida - ragiona il direttore, che si trova nell’ultimo anno del suo mandato - con il contributo e sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio e delle istituzioni pubbliche e private. Ed è stata una scommessa riuscita. La scuola è cresciuta anche in età». Torna la metafora dell’età, che Pietrini aveva affrontato anche durante l’ultima apertura dell’anno accademico: «Dissi che la scuola era nell’adolescenza e come gli adolescenti che iniziano a essere maturi andava incontro all’affermazione del proprio io davanti ai genitori. Per questo abbiamo rivisitato lo statuto per stabilire un’indipendenza anche formale della scuola. Flafr (la Fondazione lucchese alta formazione e ricerca, ndr) è uscita dal consiglio direttivo, che ora si chiama consiglio di amministrazione. La collaborazione rimane comunque stretta, come dimostra il comodato di San Francesco e si concretizza nel consiglio di sorveglianza che controlla a valle, e non a monte, che la nostra attività sia attinente alla missione di Imt».
La crescita, secondo Pietrini, dovrà essere il leitmotiv dei prossimi anni. «Abbiamo il progetto per lo sviluppo in via Brunero Paoli, che è in dirittura di arrivo per l’erogazione dei fondi e ci permetterà di avere più studenti e di accogliere ricercatori e professori: arriverrmo vicini ai 30 docenti di ruolo. Avremo più spazi e questo è importante anche in ottica di prevenzione, come ci ha dimostrato il Covid».
È il modello del campus, del quale il direttore rivendica l’importanza: «È un valore aggiunto. Si vive insieme, si mangia insieme, è un apprendimento continuo. Spesso le idee di ricerca nascono di fronte a un buon piatto toscano piuttosto che in un’aula. Voglio ricordare che la nostra è una scuola pubblica, nella quale si entra dopo una selezione per merito e per chi diventa nostro studente oltre alla borsa ministeriale ci sono vitto e alloggio a costo zero, esattamente come avviene in tutti i campus».
Già, gli studenti. La forza viva di ogni scuola, che nel caso di Imt parla tante lingue diverse: il 30-35% arriva infatti da fuori Italia. «Si tratta di persone di grande capacità. Ogni anno abbiamo il rammarico della scelta: per ogni studene che accettiamo ce n’è un altro che meriterebbe. Per questo dobbiamo espanderci, dobbiamo crescere». Gli studenti che escono da Imt hanno - secondo le analisi condotte dagli uffici della scuola - ottimi risultati nella loro vita professionale. E c’è chi riceve offerte di lavoro anche prima del termine del dottorato. «Per questo - spiega Pietrini - abbiamo deciso di proporre il dottorato in tre più un anno. Chi vuole portare avanti un progetto di ricerca difficile può sfruttare l’intero periodo. Ma se qualcuno ha delle opportunità professionali, giunto alla fine del terzo anno può discutere la tesi».
Insieme a quella degli studenti c’è quella dei docenti. «Il nostro intento è scegliere persone di altissimo livello, che siano nella top ten del settore. Ma che abbiano anche capacità di dialogo attraverso le varie discipline. Con questo non voglio dire che vogliamo tuttologi, ma persone con un forte preparazione nella propria discipline e con le conoscenze per dialogare con le discipline vicine, ma anche le più lontane».
L’investimento sul corpo docente è considerato essenziale da Imt. E si basa su un assunto fondamentale: cercare le persone ovunque e selezionarle sulla base del merito. «Abbiamo anche un budget cospicuo per i visiting professor - continua Pietrini -: è un’iniziativa che serve per far arrivare persone che portino aria nuova. E stiamo anche pensando a istituire peosizioni per posizioni temporanee di professori straordinari, che restino con noi per tre anni».
In tutto questo è arrivato lo tsunami del Covid. «Fin da subito, a marzo, siamo andati in didattica a distanza, con buoni risultati - ricostruisce il direttore -. Poi eravamo tornati a una didattica mista, ma ora ovviamente non possiamo più farla. In ogni caso la risposta dei ragazzi e dei docenti è stata ottima».
Così come ottima è la collaborazione con le altre scuole a ordinamento speciale, come la Normale e il Sant’Anna. Un club esclusivo, del quale ormai Imt fa parte a pieno titolo. Perché ha puntato - conclude Pietrini - «non a fare quello che veniva fatto molto bene già altrove, che non avrebbe portato ad alcun risultato. Piuttosto, abbiamo scelto di muoverci su altri binari, a partire dalla multidisciplinarietà. E la scommessa è stata vinta». —
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