Lutto
I musei, la cultura e la sfida del virus «L’Italia dei borghi è avvantaggiata»
Maria Luisa Catoni coordina il gruppo che collabora con villa Guinigi e palazzo Mansi
il colloquio/1
Maria Luisa Catoni, nelle aule di Imt, insegna storia dell’arte antica e archeologi, oltre a essere coordinatrice del programma di dottorato in “Cognitive and Cultural Systems”. Ma la sua attività va oltre i muri di San Francesco, come dimostra la convenzione che ha voluto con la direzione regionale dei Musei nazionali per lavorare insieme sulla programmazione culturale di villa Guinigi e palazzo Mansi.
Una collaborazione partita con il piede giusto: «Tutte le persone dei musei nazionali - spiega la professoressa Catoni - si sono mostrate fin da subito molto disponibili».
Il primo passo è la costruzione di un catalogo dettagliato. «Per questo - continua la docente - abbiamo vinto un concorso regionale per ottenere collaboratori. Abbiamo costituito un gruppo di sei persone, con storici dell’arte, un’archeologa, un informatico, un economista della cultura e una giurista che sta procedendo con la ricognizione del materiale e con una nuova campagna fotografica. Ci stiamo domandando se mettere in questo catalogo elettronico anche inventari, catalogo storico. Costruiremo un repository di materiale da cui sarà possibile trarre prodotti diversi (libretto, catalogo caartaceo, manifesto, strumento video). E poi proporremo una programmazione culturale con una o più mostre, includendo anche gli allievi di Imt».
Certo, il Covid ha causato grandi problemi: «L’ingresso in zona rossa ci impedisce di accedere al materiale. Però può anche aiutarci, dandoci più tempo per fare le operazioni che dobbiamo fare».
Il Covid sarà, in generale, una sfida decisiva per il futuro prossimo del sistema culturale: «Ci si è cominciato a pensare, ma per ora in modo aneddotico - spiega Catoni-. L’unica cosa che emerge è che i musei hanno capito che possono essere luoghi di ricerca sul campo. Si costruisce un sapere che può essere al al servizio della formazione. Si può dire che più che il patrimonio materiale è importante il patrimono di conoscenze che per gestire un museo si costruiscono. Con delle novità importanti: pensiamo ai musei sui social network e allo spazio che hanno avuto nel dibattito pubblico».
Anche in questo caso le “basi di dati” dei musei saranno indispensabili: «Dovremo creare strumenti che, ad esempio, possano servire per prepararsi alla visita o per la formazione: abbiamo grande potenzialità. Tenendo perà in mente che la visita fisica del museo non sarà sostituita da quella digitale». Ma il Covid puà insegnarci anche altro. «Il distanziamento che ci ha imposto - dice Catoni - ci fa pensare a quanto avvantaggiata sia l’italia che non ha una sola grande città del Rinascimento, ma può contare su un policentrismo del patrimonio culturale. Sono storie raccontate a scala diversa ma non meno importanti. Lo dimostra l’esplosione turistica che in qusta estate hanno avuto i piccoli borghi. È un fenomeno che dovremo promuovere molto». —
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