Il Tirreno

Lucca

IN TRIBUNALE 

Coppia finisce nei guai per aver sottratto alla società 100mila euro

Il pm chiede la condanna a 26 mesi e 900 euro di multa Parti offese le titolari di un’attività turistico-ricettiva

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LUCCA

Una coppia di San Donato è finita nei guai con l’accusa di appropriazione indebita ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Una vicenda che risale al periodo che va dal 2014 al giugno del 2017 e vede alla sbarra di fronte al collegio (presidente Giuseppe Pezzuti, a latere Raffaella Poggi e Tiziana Lottini) Serena Papeschi, 47 anni e Pietro Checchi di 49. Secondo la procura - l’accusa è retta in giudizio dal procuratore facente funzioni Lucia Rugani - in concorso tra loro si sarebbero impossessati di denaro e della documentazione contabile della società «P.B.B. srl» di via San Donato. La donna, in veste di dipendente contabile con contratto part time della società che aveva come fine un’attività imprenditoriale del settore turistico, il coniuge proprietario di un fondo concesso in locazione alla «P.B.B. srl». Per l’accusa dopo aver reso impossibile il controllo della situazione finanziaria della società, della redazione dei bilanci per gli esercizi 2014, 2015, 2016 avrebbero operato sui conti correnti dell’azienda impossessandosi complessivamente di quasi 100mila euro (97mila 642 euro) mediante operazioni di liquidazione di stipendi netti superiori a quelli di competenza, emissione di assegni della «P.B.B.» incassati «a mio proprio», operazioni sul conto corrente della società con giustificazioni fittizie e prelievi non autorizzati.

I FATTI

Nella vicenda sono parti offese una delle sorelle che costituirono la società «P.B.B.» nel 2007 e che per motivi familiari non poteva essere presente nella gestione e una socia dipendente a tempo pieno che si occupava della gestione del casale, un immobile a San Donato ristrutturato attraverso un mutuo assai oneroso per farne attività turistico-ricettiva. Una società che doveva essere a conduzione familiare visto che erano coinvolte anche le figlie delle due sorelle che avevano costituito la »P.B.B.». Il commercialista, testimone dell’accusa, sostiene che sino al 2013 aveva la documentazione della società non senza difficoltà. Il motivo? Serena Papeschi non portava i documenti tanto che dal 2014 al 2016 non potè presentare i bilanci. E quello del 2017 lo depositò con il poco materiale a sua disposizione poichè la banca dove era stato acceso il muto minacciava di togliere il fido. Per il commercialista il monopolio della gestione dei documenti contabili, delle entrate e delle uscite dai conti correnti della società era della dipendente part time Serena Papeschi che aveva le password per operare. Svolgeva in pratica le mansioni delle amministratrici completamente assenti. Tanto che la richiesta di contabilità all’imputata era stata sia all’assemblea dei soci che formalmente con una raccomandata.

IL CONTRIBUTO

Viste le difficoltà finanziarie nel 2016 c’è bisogno di un aiuto esterno. Per affrontare le criticità si offre il marito della contabile part time: Pietro Checchi con due tranche da 35mila euro complessive non a fondo perduto. Gradualmente le socie della «P.B.B.» avrebbero scoperto le irregolarità. Il conto corrente aziendale presenta pagamenti e prelievi incongrui. Papeschi si è difesa sostenendo di aver riconsegnato i soldi alla dipendente a tempo pieno e che il casale incassava molto in contanti, faceva spese che pagava in contanti e pur avendo liquidi mandava a prelevare in banca i soldi perché l’attività era costantemente in perdita. Di fatto però dopo l’estromissione degli imputati dall’ingerenza nella società la situazione contabile migliora e la società riesce a pagare il mutuo, sostenere i costi e rientrare dalle perdite.

LA RICHIESTA

Durante la requisitoria il pm ha chiesto per gli imputati una pena di 2 anni e 2 mesi e 900 euro di multa. Il processo è stato rinviato al primo dicembre per repliche e sentenza. —

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