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«Manolo è libero. Sono senza fiato»

Barbara Antoni
«Manolo è libero. Sono senza fiato»

L’annuncio della moglie Solange. Pieroni esce dal carcere di massima sicurezza colombiano dopo 9 anni e 4 mesi di reclusione

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Alle 18,40 (ora colombiana) di venerdì 13 novembre Manolo Pieroni, trentanove anni, di Segromigno, è stato scarcerato dalla casa di detenzione di Villa Las Palmas, a Palmira. «Nove anni, quattro mesi e cinque giorni passati in un carcere di massima sicurezza! Dio è grande, perché questo è un miracolo! Ce l’ha fatta! È libero!». Con queste parole, alle 3.01 della notte fra venerdì 13 e sabato 14 novembre, la moglie di Pieroni, Solange Del Carlo, anche lei di Segromigno, ha annunciato la liberazione del marito, inizialmente prevista per l’inizio del 2021.

Un miracolo, forse, come scrive Solange, che ha fatto seguito, a distanza di poco più di un mese, a un miracolo ancora più grande: la nascita al San Luca del loro primo figlio, il piccolo Esteban Giuseppe, venuto alla luce il 6 ottobre scorso nel reparto di maternità dell’ospedale San Luca di Lucca.

Per Manolo Pieroni, è la fine di una fase molto dura della sua vita, iniziata nel 2011 quando, di ritorno in Italia dopo un viaggio in Colombia per fare visita a un amico, all’aeroporto di Cali nel suo borsone furono trovati sette chilogrammi di cocaina: da quell’accusa di traffico di droga però Pieroni si è sempre dichiarato innocente. Ha detto di essere stato usato, a sua totale insaputa. La giustizia colombiana non gli ha fatto sconti e gli ha inflitto una lunga pena da scontare in un carcere di massima sicurezza.

Ma se da quel momento tutto poteva far pensare che la sua vita fosse irrimediabilmente conpromessa, con il passare del tempo e grazie all’amore della sua compagna Solange - che ha sposato nel 2016 all’interno del carcere in cui era detenuto, «vestita di azzurro, come le principesse», raccontò lei all’epoca - il suo cammino ha preso un’altra direzione.

Tra il 2015 e il 2016, dopo la sua richiesta di estradizione, si erano mossi anche esponenti del governo italiano per chiedere che potesse scontare la sua pena in un carcere del suo paese. Ma la difficoltà era accresciuta dal fatto che tra Italia e Colombia non esistevano patti bilaterali: seppure poi firmati, avevano bisogno di anni prima di entrare in vigore.

Nel frattempo Pieroni, che a Capannori lavorava come operaio calzaturiero, ha intrapreso un percorso di avvicinamento alla religione, diventando pastore evangelico in carcere. Solange è sempre stata il baricentro della sua vita: pur portando avanti la sua professione di operatrice socio sanitaria, ha continuato a volare in Colombia ogni tre mesi per andare a trovarlo e passare con lui il tempo concesso ai familiari dei detenuti nel carcere di massima sicurezza.

Ieri notte la grande notizia per la famiglia Pieroni. «Sono senza fiato», sono le uniche parole che Solange riesce a dire. Per i coniugi e il loro bambino è davvero l’alba di una nuova vita. —

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