Il Tirreno

Lucca

L'invito di don Giuseppe: «Mandatevi baci al posto del segno di pace»

Barbara Antoni
Don Giuseppe Andreozzi
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Don Giuseppe Andreozzi

L’invito del parroco nella chiesa di Lucignana per evitare il rischio contagio: "E' un segno innato d'affetto, tutti ne abbiamo bisogno"

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LUCCA. «Mandatevi dei baci». Pronunciare queste parole per don Giuseppe Andreozzi, ex parroco di Porcari e da circa due mesi parroco delle otto parrocchie (e diciannove chiese) di Coreglia Antelminelli, è stato semplice, venuto dal cuore, alla messa di domenica pomeriggio (9 novembre) nella chiesa di Lucignana, durante la quale a tre adolescenti - due ragazze e un ragazzo - è stato somministrato il sacramento della cresima.

Era il suo esordio, dall’arrivo a Coreglia, nella chiesa di Lucignana: con cinquanta fedeli, era piena “zeppa” per i canoni odierni. All’invito di don Giuseppe, tutti i presenti hanno risposto: lancio di baci a profusione, un gesto spontaneo che ha seguito un invito spontaneo, andato a colmare il vuoto lasciato dallo scambio di un segno di pace, stretta di mano o abbraccio che fosse.

«Mi è venuta così, sul momento, l’idea di recuperare un gesto che si impara da piccoli come quello di lanciare baci: almeno questo possiamo metterlo in pratica, oggi. Sarà stato forse che davanti a me avevo tre adolescenti che stavano per essere cresimati, e in questi tempi gli adolescenti soffrono molto. Lanciare un bacio è un segno innato di affetto, e di affetto tutti abbiamo bisogno. Credo che riproporrò questo invito».

Quella parentesi della liturgia è stata davvero un bel momento: i fedeli hanno continuato a parlarne anche fuori dalla chiesa e anche dopo la messa. Vi ha partecipato anche la poetessa Alba Donati e anche lei ha raccontato che, fra tutto quel lanciarsi baci a destra e a sinistra «la chiesa sembrava un albero pieno di uccellini all’alba».

In effetti, ricorda anche don Giuseppe, «ho avvertito molta intensità in quel momento, soprattutto durante il silenzio in cui viene invocato lo Spirito Santo. Non era un silenzio vuoto, ma pieno».

Don Giuseppe è molto soddisfatto della sua nuova parrocchia. «In queste piccole realtà - racconta - ci si sente ancora tutti una famiglia: è il paese culla, dove quello che accade a uno accade a tutti, e dove il dolore e la gioia di uno sono anche di tutti gli altri».

Sentimenti che niente, neanche una pandemia, possono e devono scalfire, anzi. Domenica, conclude il parroco, «è successa questa cosa bella forse anche perché essendo impossibili adesso i rinfreschi, l’essenza della festa si concentra nel sentimento, che viene così ulteriormente valorizzato». —
 

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