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Vigilesse aggredite, parla il titolare del bar Monica: «Troppe falsità, la polizia l’ho chiamata io»

LUIGI SPINOSI
Vigilesse aggredite, parla il titolare del bar Monica: «Troppe falsità, la polizia l’ho chiamata io»

Lucca, Giovanni Martini, accusa il Comune di aver effettuato una ricostruzione dei fatti non vera: «Tutto ciò che è stato affermato sarà valutato dai miei legali. Qui si tratta di tutelare la mia dignità»

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LUCCA. «Ho letto quello che è stato scritto dal Comune, e sono state dette cose assolutamente non vere. Tutto ciò che è stato affermato sarà valutato dai miei legali, che sono già al lavoro e sicuramente tutta questa vicenda e quelle parole avranno un seguito. Qui si tratta di tutelare la mia dignità, il mio locale, il mio lavoro, la mia famiglia»: è un fiume in piena Giovanni Martini, il titolare del Caffè Monica, teatro del sabato pomeriggio “movimentato”. Una situazione che Martini non nega, ma sulle cui cause scatenanti fornisce una lettura diversa rispetto a quella data dal Comune nella sua nota: «Attorno alle 17,30 – dice il titolare del locale – sono arrivate queste vigilesse, che hanno cominciato a chiedere i documenti tra i tavolini, dove fra l’altro tutti stavano seduti correttamente. Ma questa situazione ha riscaldato gli animi, le persone non capivano perché dovevano dare i documenti, nemmeno fossimo nel periodo del proibizionismo».Ma a far degenerare gli animi già surriscaldati, spiega Martini, sarebbe stato un episodio ben preciso: «A un certo punto una vigilessa ha detto a un avventore che puzzava di vino, e da qui è scaturito tutto il resto».

Martini, che è anche presidente della commissione Città di Lucca di Confcommercio, evidenzia anche quella che, ai suoi occhi, ha tutte le caratteristiche di una persecuzione ad personam. Una persecuzione che sarebbe dimostrato semplicemente... guardando l’orologio. Con una serie di controlli effettuati sempre a ridosso dell’orario di chiusura previsto per legge, come sabato, quando la municipale si è presentata alle 17,30, mezzora prima delle 18, orario in cui scatta, per l’ultimo Dpcm, l’obbligo di chiusura: «E allo stesso modo quando l’obbligo di chiusura era all’una, venivano a mezzanotte e mezzo, quando era a mezzanotte arrivavano alle undici e mezzo – prosegue Martini – decine e decine di controlli».

E qui parte un altro aspetto che il titolare del bar vuole mettere in evidenza: «A forza di fare controlli è venuta fuori un’immagine assai negativa del mio locale, quasi fosse una sorta di luogo di diffusione del virus. Ma proprio quei controlli sistematici, fatti in modo quasi provocatorio, stanno a dimostrare quanto sia vero il contrario e di come la sicurezza nel mio bar venga tenuta in considerazione. Dal primo Dpcm di maggio a oggi, nonostante tutte le versioni che si sono succedute, e nonostante le continue verifiche che dicevo, non mi è mai stata fatta una sola multa. Nemmeno una. Le regole sono sempre state rispettate. A questo punto è giusto che ci pensino i tribunali a stabilire la verità, sia nei confronti di chi chiama per far intervenire i controlli, sia verso chi a quelle chiamate risponde».

Infine un altro punto che Martini ci tiene a evidenziare: «Se è intervenuta la questura è stato perché l’ho chiamata proprio io, e spero che la mia chiamata sia stata registrata e sia lì a dimostrarlo. Non so se poi anche dal comando dei vigili è partita un’ulteriore chiamata, ma visto che la situazione stava degenerando ho chiamato la polizia chiedendo che intervenissero per proteggere le vigilesse».

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