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Lucca

Abbigliamento, vendite in calo del 30% L’allarme di Federmoda: «Servono aiuti»

barbara antoni
Abbigliamento, vendite in calo del 30% L’allarme di Federmoda: «Servono aiuti»

Lanza lancia la campagna “Non siamo fantasmi”. «I negozi chiusi da marzo a oggi sono l’effetto del primo lockdown»

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Un calo dei volumi di affari medio del 30 per cento per i negozi del comparto moda in provincia di Lucca. Stima non scientifica, ma viene da un esponente di spicco del settore come Federico Lanza, presidente interprovinciale di Federmoda di Confcommercio, a sua volta commerciante con cinque negozi di abbigliamento e calzature in centro storico. «Il territorio che copriamo come Federmoda Lucca e Massa Carrara - spiega Lanza -è molto variegato. Ma si può dire che la perdita media dei volumi di affari in questo periodo è del 30 per cento. Le zone sulla costa, grazie al turismo estivo, hanno sofferto meno, ma i centri storici come Lucca, dove il turismo si è azzerato e dove i negozi ora vivono dei soli consumi locali, si è perso anche di più. Del resto, è molto diminuito anche il potere di acquisto dei clienti».

Lanza si fa portavoce di una campagna del suo sindacato denominata “Non siamo fantasmi”: è nata in Toscana e, spiega, sarà esportata anche in altre regioni. Gli affiliati di Federmoda chiedono al governo «sostegni economici incisivi e veloci per la loro tutela. Federmoda - spiega Lanza - stima una perdita complessiva di 20miliardi di consumi solo di moda a fine anno con la chiusura definitiva di ventimila negozi in Italia e una ricaduta occupazionale di oltre 50.000 addetti. Ma pare che siamo fantasmi, dato che le istituzioni sembrano non accorgersi dei danni subiti dai negozi di moda che vivono di collezioni stagionali: hanno investito capitali dai sei agli otto mesi prima che adesso rischiano di rimanere sugli scaffali». Per questo Federmoda chiede contributi a fondo perduto, liquidità dalle banche, credito d’imposta per gli affitti, condono tombale sui versamenti tributari e contributivi, detassazione o rottamazione dei magazzini, sospensione di mutui e leasing, cassa integrazione fino a fine 2021».

«Lavorare oggi, per noi, equivale a difficoltà e sacrificio immane - continua Lanza -. Sono in contatto con tanti colleghi del nostro territorio, rimasti in piedi con sacrifici e con l’accensione di debiti ora che le prospettive sono negative: è un paradosso per l’economia. Per questo chiediamo attenzione: al commercio viene riconosciuto un ruolo sociale ma quando si parla di riallineamento nella tassazione del commercio tradizionale e di quello online non si fa niente: non chiediamo favoritismi, ma un trattamento equo per tutti. A meno che non si accetti la desertificazione dei centri storici».

Come sta accadendo anche a Lucca. «Basta girare per la città - sottolinea Lanza - per trovare numerosi fondi vuoti rispetto al periodo precedente al lockdown, in via San Paolino ad esempio. E questo è solo l’effetto del primo lockdown. Forse non tutti lo percepiscono, neanche le istituzioni. Da questa settimana nei miei negozi siamo a regime con la metà della forza lavoro. Serve attenzione alla nostra categoria».

«Aspettiamo misure concrete - conclude -. La situazione è molto pesante. Non discuto sul motivo sanitario delle chiusure, non è di mia competenza. Ma con i locali che chiudono alle 18, la città si svuota e per chi vende abbigliamento questo determina un’importante carenza di flusso di persone». —



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