Gioco
Serve uno spazio per raccontare la storia del lavoro su due ruote
Da quellla del notaio con il tavolino a quella del lattaio che faceva pure il burro Le 80 biciclette della collezione Stanghellini meritano una struttura espositiva
CAPANNORI
La storia a caccia di una... casa. Cerca uno spazio adeguato, infatti, la splendida collezione di oltre 80 biciclette “da lavoro” che gli artigiani che le utilizzavano per spostarsi nel paese e portare in giro mercanzie e attività. Una collezione che ripercorre non solo la storia di questo mezzo, ma anche quella delle professioni del primo e secondo dopoguerra, dal lattaio al barbiere, dal norcino all’arrotino dal gelatiere al notaio.
Dietro questa collezione, raccolta da Raffaello Stanghellini a Capannori, c’è un lavoro certosino, frutto della passione per le due ruote, la storia e la tradizione della bicicletta, e che parte dall’inizio del Novecento, in quell’Italia contadina dove la bicicletta, spesso, rappresenta l’unico mezzo che consente di vivere dignitosamente. Ed erano dei veri e propri negozi viaggianti le biciclette da lavoro, e Capannori vanta una delle più belle e ampie collezioni in questo senso. C’è la bicicletta con cui Pino vendeva il pesce in passeggiata a Viareggio, quella del notaio con il tavolino per scrivere i contratti o la bici del lattaio che faceva il burro sulla ruota davanti e quella dove si faceva il caffé. E ovviamente non può mancare e l carretto del gelataio con la sua trombetta per richiamare i bambini. Tutte bici funzionanti, molte Atala e Dei, che ripercorrono la storia dei mestieri. Un patrimonio che meritere bbe uno spazio museale.
Stanghellini, con l’aiuto di alcuni amici, ha restaurato questi fantastici reperti che mette a disposizione di mostre, fiere ed esposizioni come quella andata in scena a Porcari nel 2019 al palazzo della fondazione Lazzareschi.
«Sarebbe bello ospitare questa collezione a Capannori, potrebbe diventare un’attrazione storica e culturale», dice Stanghellini. Anche perché non si tratta solo di un lavoro di ricerca e recupero ma anche di dedicare tempo, fatica e spese per mantenere questi cimeli conservati in un magazzino.
«Soprattutto il ferro e il legno hanno bisogno di attenzioni e manutenzioni costanti, dall’antitarlo alla cera al gonfiaggio dei copertoni – racconta Stanghellini – una passione nata una decina di anni fa dall’amicizia con Carlo, appassionato di moto d’epoca e bici che erano ammucchiate in un posto e sono state portate in un magazzino a Capannori. Sono bici che arrivano principalmente dalla Piana, dalla Versilia e dalla Garfagnana, ma anche da altri posti d’Italia. Un omaggio all’ingegno italiano».
Tra le più belle e particolari la bici del bersagliere. Una bici ammortizzata che si piegava per essere trasportata: aveva due rotini, uno per la pianura e uno per la salita, e borse per la maschera anti gas e il fucile. Adesso queste bici aspettano di trovare uno spazio espositivo permanente che potrebbe richiamare a Capannori tanti appassionati e curiosi per ammirare una collezione unica. —
Nicola Nucci
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