Il Tirreno

Lucca

memoria da salvare 

Serve uno spazio per raccontare la storia del lavoro su due ruote

Nicola Nucci
Serve uno spazio per raccontare la storia del lavoro su due ruote

Da quellla del notaio con il tavolino a quella del lattaio che faceva pure il burro  Le 80 biciclette della collezione Stanghellini meritano una struttura espositiva  

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CAPANNORI

La storia a caccia di una... casa. Cerca uno spazio adeguato, infatti, la splendida collezione di oltre 80 biciclette “da lavoro” che gli artigiani che le utilizzavano per spostarsi nel paese e portare in giro mercanzie e attività. Una collezione che ripercorre non solo la storia di questo mezzo, ma anche quella delle professioni del primo e secondo dopoguerra, dal lattaio al barbiere, dal norcino all’arrotino dal gelatiere al notaio.

Dietro questa collezione, raccolta da Raffaello Stanghellini a Capannori, c’è un lavoro certosino, frutto della passione per le due ruote, la storia e la tradizione della bicicletta, e che parte dall’inizio del Novecento, in quell’Italia contadina dove la bicicletta, spesso, rappresenta l’unico mezzo che consente di vivere dignitosamente. Ed erano dei veri e propri negozi viaggianti le biciclette da lavoro, e Capannori vanta una delle più belle e ampie collezioni in questo senso. C’è la bicicletta con cui Pino vendeva il pesce in passeggiata a Viareggio, quella del notaio con il tavolino per scrivere i contratti o la bici del lattaio che faceva il burro sulla ruota davanti e quella dove si faceva il caffé. E ovviamente non può mancare e l carretto del gelataio con la sua trombetta per richiamare i bambini. Tutte bici funzionanti, molte Atala e Dei, che ripercorrono la storia dei mestieri. Un patrimonio che meritere bbe uno spazio museale.

Stanghellini, con l’aiuto di alcuni amici, ha restaurato questi fantastici reperti che mette a disposizione di mostre, fiere ed esposizioni come quella andata in scena a Porcari nel 2019 al palazzo della fondazione Lazzareschi.

«Sarebbe bello ospitare questa collezione a Capannori, potrebbe diventare un’attrazione storica e culturale», dice Stanghellini. Anche perché non si tratta solo di un lavoro di ricerca e recupero ma anche di dedicare tempo, fatica e spese per mantenere questi cimeli conservati in un magazzino.

«Soprattutto il ferro e il legno hanno bisogno di attenzioni e manutenzioni costanti, dall’antitarlo alla cera al gonfiaggio dei copertoni – racconta Stanghellini – una passione nata una decina di anni fa dall’amicizia con Carlo, appassionato di moto d’epoca e bici che erano ammucchiate in un posto e sono state portate in un magazzino a Capannori. Sono bici che arrivano principalmente dalla Piana, dalla Versilia e dalla Garfagnana, ma anche da altri posti d’Italia. Un omaggio all’ingegno italiano».

Tra le più belle e particolari la bici del bersagliere. Una bici ammortizzata che si piegava per essere trasportata: aveva due rotini, uno per la pianura e uno per la salita, e borse per la maschera anti gas e il fucile. Adesso queste bici aspettano di trovare uno spazio espositivo permanente che potrebbe richiamare a Capannori tanti appassionati e curiosi per ammirare una collezione unica. —

Nicola Nucci

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