Il Tirreno

Lucca

Strade piene di vetrine spente Chiudono anche i negozi cinesi

Barbara Antoni

Ci sono zone desolate nel centro storico: in via Calderia hanno chiuso più locali. Gli immobiliaristi: «Determinante il Natale»

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Barbara Antoni / LUCCA

Via Calderia, via Veneto, via Vittorio Emanuele, via Beccheria. Ma anche via Fillungo, piazzetta dell’Arancio, piazza San Michele. La lista può continuare. Nelle vie del salotto buono di Lucca e del commercio lucchese si vedono sempre più vetrine spente di negozi e locali. Effetto primo lockdown e albori del secondo: un connubio che, anche stando agli addetti ai lavori, può essere una miscela esplosiva.

Nelle vetrine spente, invece delle merci esposte, spunta sempre il solito cartello: “affittasi”. In molti casi il cartello rimanda a un’agenzia immobiliare, in altri direttamente al numero di cellulare del proprietario privato. Un segnale: come a dire «trattiamo direttamente noi, senza coinvolgere soggetti terzi e quindi senza aggiungere alla transazione il costo dell’intermediario».

Nel clima generale di desolazione che avvolge molte strade del centro storico - a dispetto, ieri di un sole quasi primaverile - ci sono aspetti che saltano agli occhi. Come la vista d’insieme di via Calderia: abituati a considerarla una strada della movida, visto che poteva contare su diversi locali, ristoranti più alcuni esercizi alimentari senza somministrazione, adesso ha perduto laconnotazione di via del divertimento: di locali ce n’è rimasto solo uno. Sulla porta di ingresso dell’ex caffè Dersut (che cerca un nuovo gestore) l’ex titolare ha lasciato un biglietto: «Grazie a tutti per questi nove bellissimi anni, ma vista la situazione che stiamo vivendo, io mi fermo qui».

Altra istantanea: via San Paolino. Non una delle strade nel cuore del “salotto buono”, ma ugualmente inserita a pieno titolo nel centro storico. Fino a pochi anni fa, quando i bus turistici fermavano in piazzale Verdi e da qui scendevano centinaia di turisti ogni ora, era una via florida, quella in cui si trovava anche la maggiore concentrazioni di negozi con gestori stranieri, in particolare cinesi. Adesso hanno chiuso anche questi: erano negozi di abbigliamento e pelletterie. In piazzetta dell’Arancio ha chiuso l’oreficeria Rizzuto, progetto di espansione lucchese del negozio madre con sede a Sarzana. Chiusure anche in via Fillungo dove è vuoto il fondo della boutique Nadine.

«I fondi commerciali sono sempre più vuoti - conferma Paola Granucci, titolare con il marito Natale Mancini dell’immobiliare Casamica -. Negli ultimi mesi, le trattative che avevamo avviato per l’affitto di fondi commerciali si sono arenate: i clienti attendono di vedere come gli eventi si evolveranno. A settembre uno spiraglio si era aperto, adesso con la ripresa dei contagi è tutto fermo. I clienti stanno alla finestra. Da parte loro, i proprietari dei fondi hanno compreso la gravità del momento e infatti sono venuti incontro ai potenziali affittuari sulle richieste economiche. Purtroppo finora gli accordi non ci sono stati». Tra le persone che avevano mostrato interesse per i fondi però, nessun lucchese. «I candidati -aggiunge Granucci - erano persone venute da fuori città. Invece Chiasso Barletti continua ad andare bene:nonostante il periodo, tutti i negozi hanno allestito vetrine ispirate a Harry Potter, in occasione di Lucca Changes».

Per Giuliano Satti, noto immobiliarista, titolare della Essegi, nel commercio lucchese il peggio potrebbe ancora arrivare. «Quello attuale -spiega - è uno scenario di disagio e incertezza, tutti stanno a guardare, sia commercianti che clienti. I negozi di abbigliamento, ad esempio, non stanno facendo gli assortimenti per la primavera. È una situazione di stand-by, in cui si attendono gli eventi. Per ora non si sono verificate chiusure importanti, ma sofferenze sì. E tutto questo se non viene fuori ora, uscità tra un po’. Molti commercianti si lamentano per gli incassi giornalieri pari a zero: il virus ha obbligato tutti a non uscire o a uscire meno e questo ha limitato i consumi. Di questo passo, si vedranno altre vetrine vuote». Andrà ancora peggio, secondo Satti, «se dovremo saltare il periodo natalizio:in quel caso saranno moltissimi negozi e pubblici esercizi a chiudere. Si “salvicchiano” le attività artigianali, ma in generale questo è un bruttissimo momento: non è una guerra, ma un continuo attendere cosa accadrà, che danneggia tutti». —



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