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Lucca

il processo 

Università parte civile contro il prof. Marchi

P.B.
Università parte civile contro il prof. Marchi

Il docente lucchese è accusato di aver confezionato un bando di concorso ad hoc per favorire un candidato

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L’ateneo di Pisa si è costituito parte civile nel processo a carico di un professore in pensione accusato di «turbata libertà del procedimento di scelta del contraente».

In sostanza per l’accusa l’ex docente Luciano Marchi, 71 anni, di Lucca, prima nella predisposizione del bando e poi facendo parte della commissione di valutazione si sarebbe mosso per aiutare il vincitore in pectore a danno dell’altra candidata, Giulia Romano di Livorno, anche lei costituita parte civile con l’avvocato Francesco Agostinelli.

La prossima udienza il pubblico ministero è Giovanni Porpora) è prevista per marzo.

La dottoressa Romano ritiene di essere stata estromessa dalla cattedra di ordinario di Economia Aziendale a vantaggio di un altro candidato favorito dall’imputato difeso dall’avvocato Andrea Da Prato. Lo avrebbe fatto inserendo tra i requisiti una serie di elementi favorevoli e presenti nel suo curriculum. Un’azione finalizzata a creare un bando ad personam ritagliato sulle specifiche caratteristiche professionali del candidato a scapito della dottoressa Romano.

Agli atti c’è anche una registrazione avvenuta tra il professor Andrea Guerrini (ex presidente del Consiglio di Gestione di Asa a Livorno) marito della Romano e il docente Marchi. L’imputato ammetterebbe che il profilo del concorso era stato studiato per il vincitore precedentemente designato «perché rientrava negli accordi».

«Forse non te lo avevo raccontato, ma col rettore (Augello, ndr) mi ero scontrato, poi ci ho chiarito, voglio dire non potevo non...», si sente dire al professore nella registrazione. Perché «il rischio è quello dell’isolamento... in queste vicende una ha ragione, però appare come quella che rompe i c... i e in questo caso tutto l’ateneo è coalizzato perché tu vai a rompere una logica».

Al Tirreno il professor Marchi aveva chiarito la sua posizione e spiegato la legittimità dell’assegnazione della cattedra. «Il Consiglio di Stato ha confermato che il bando e il concorso non presentavano irregolarità. E che il vincitore aveva tutti i titoli per ottenere il posto da ordinario. I tre membri della prima commissione - di cui il professor Marchi faceva parte - compreso un ordinario esterno all’ateneo, hanno riconosciuto unanimemente la maggiore bravura scientifica e didattica del professore associato rispetto alla ricercatrice Romano». —



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