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Lucca

Il computer e la distesa di banchi vuoti «La scuola senza i ragazzi non esiste»

lucia del chiaro
Il computer e la distesa di banchi vuoti «La scuola senza i ragazzi non esiste»

La prof racconta il primo giorno di didattica a distanza: «Siamo come un attore in un teatro senza pubblico» 

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la testimonianza

Lucia Del Chiaro, ex assessore comunale e insegnante al liceo scientifico Vallisneri e al liceo classico Machiavelli, ha pubblicato sul proprio blog letteredalucca (https://letteredalucca.wordpress.com/) questa riflessione sulla didattica a distanza



E così ci siamo ritrovati, un po’ perplessi e un po’ increduli, per un giorno di prove generali coi professori a scuola e i ragazzi a casa.

Al suono della campanella, ognuno di noi si è diretto nell’aula prevista dall’orario, si è seduto su cattedra e sedia igienizzate dal collega precedente e…

Ha acceso un computer, guardando la distesa di banchi vuoti davanti a sé.

E credo di parlare per tutti.

Inglese, arte, filosofia, educazione motoria, italiano, latino, sono stati i professori incrociati sulle scale e nell’atrio.

Credo di aver letto nel loro sguardo la stessa mia consapevolezza.

La scuola non è, senza di loro.

Senza le loro tute troppo grandi, le meches improbabili, gli occhiali alla moda, gli zaini portati a copriculo, la loro potente energia di chi è ancora tutto potenziale, le bimbe che faranno medicina e quelle che si daranno alle lettere classiche, i ragazzini e le ragazze che diventeranno ingegneri o falegnami, futuri padri, madri, sindache, avvocati, o magari, disgrazia di famiglia, professori.

Neanche vent’anni, meno.

I più vecchi diciannove.

La scuola non esiste senza di loro.

Guardo i banchi vuoti e cerco di ricordare chi siede dove.

Lo sciamannato in prima fila, quello che fa il furbo vicino alla parete e ancora non sa dirmi il principio di Heisenberg, la ragazzina che mi scruta per capire se sono vera, quello in ultima fila che di nascosto ripassa Shakespeare, e non sa che io adoro Shakespeare, la bellissima futura donna che prende voti migliori dei suoi compagni maschi e ancora se ne devono fare una ragione.

Loro e molti, moltissimi altri.

Sono loro che danno il senso.

Non noi.

Noi siamo gli attori, noi andiamo in scena, un’ora dopo l’altra, una classe dopo l’altra.

Loro sono il pubblico.

È dal loro sorriso alla fine di una lezione che si capisce se siamo stati chiari, se siamo stati efficaci.

Se abbiamo messo un mattone, piccolo o grande, nel complesso castello della loro conoscenza in divenire.

Che se ne fa un attore del teatro senza il pubblico?

Che ne facciamo della scuola, se mancano i ragazzi? —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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