Sicurezza
Malfatti (Ego): «Metà delle strutture rischia di non arrivare a gennaio»
Parla l’amministratore delegato del centro di Sant’Alessio: «Ci sentiamo presi in giro»
LUCCA. «Il 50% delle palestre rischia di non arrivare a gennaio». Un dato allarmante quello proposto da Renato Malfatti, socio benemerito dell’Anif (Associazione nazionale impianti e fitness) nonché amministratore di Ego wellness resort, il centro situato sulla via per Sant’Alessio che più che una palestra è un universo di sport e benessere con ben 3.600 iscritti, 5 dipendenti e 30 istruttori sportivi (contando anche l’Ego city Fit Lab sulla circonvallazione). La chiusura di palestre, piscine e altri impianti sportivi disposta dal governo rischia di dare il colpo di grazia a un settore che già era uscito con le ossa rotte dal primo lockdown. «Con la ripartenza molte palestre avevano recuperato solo il 50-60% della clientela. Alla Ego eravamo arrivati all’80% ma in generale nessuno era tornato ai livelli pre-Covid. Adesso questo nuovo stop. Voglio essere chiaro, l’abbiamo presa malissimo e ci sentiamo presi in giro: siamo stati chiusi tre mesi e con la ripartenza abbiamo fatto tutto il possibile e anche di più per lavorare in sicurezza e rispettare i protocolli. Chiuderci di nuovo è come dire che i nostri sforzi sono stati inutili. E l’uscita di Conte sulle palestre come luoghi di contagio è stata irriguardosa e infelice: ha decretato una perdita economica enorme dato che nell’ultima settimana di attività gli ingressi sono crollati. Ha pure mandato i Nas a fare i controlli: alla Ego sono venuti giovedì scorso e se ne sono andati facendoci i complimenti per gli standard elevati. I test dimostrano: che le palestre sono sicure abbiamo solo un 1 per mille come indice di contagiosità. E potevamo anche aiutare nel tracciamento: nei nostri centri ogni cliente è monitorato, sappiamo quando arriva, quando va via e con chi si è allenato».
Quello che fa più rabbia agli operatori del settore è il modo in cui è stata gestita la seconda ondata, ovvero male: «Poteva essere governata meglio – dice Malfatti –. Il continuo litigio tra governo e opposizione, i toni e la mancanza di rispetto verso chi è costretto a chiudere fanno rabbia. Certo, forse tutti abbiamo dato troppo presto per scontrato che il peggio fosse passato, ma la sanità poteva e doveva essere rafforzata. Hanno sbagliato e ora danno la colpa agli italiani, che poi sono gli unici a fare sacrifici. Nel settore c’è disperazione: a livello nazionale si parla di una perdita di 8 miliardi. Un disastro anche qui a Lucca. Io lotterò con le unghie per mantenere la mia attività. Almeno ci dessero aiuti adeguati: la Toscana ha stanziato 50 milioni per 63mila società sportive: più o meno 700 euro a testa... Mi auguro che blocchino contributi fiscali e Imu. Se non lavoriamo non possiamo pagare le tasse. Già durante il primo lockdown molti di noi, me compreso, sono stati costretti ad anticipare la cassa integrazione». Le palestre lucchesi stanno organizzando una manifestazione di protesta sulle Mura di Lucca per sabato, ma ancora è tutto da definire.
Esprime tutta la sua contrarietà alle decisioni del governo anche Piero Bertolani, presidente provinciale del sindacato Confsport di Confcommercio. «In questo modo – afferma Bertolani, che è anche vicepresidente vicario di Confcommercio province di Lucca e Massa Carrara – si è colpevolmente andati a colpire uno dei settori che più si era impegnato nei mesi scorsi per rispettare i protocolli. Un comparto che, giova sottolinearlo, non ha soltanto funzioni di “tempo libero” per la sua clientela, ma anche terapeutico grazie ai tanti corsi i cui benefici sono conclamati dal punto di vista del benessere psicofisico. Un elemento che rende ancora più grave l’errore di chiudere le palestre». «Per questa ragione – conclude Bertolani – chiediamo adesso aiuti immediati da parte del governo anche per questi imprenditori». —
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