Il dolore
L’ultimo saluto a Giometti, il sindaco amato dalla gente
Ex funzionario della Manifattura Tabacchi e in politica dall’inizio degli anni Settanta era stato il fautore della realizzazione dell’area 167 e dello sviluppo industriale del Comune
PORCARI. L’istantanea impressa nella memoria è quella che lo ritrae con stivaloni alti in gomma impermeabili - quelli che vengono chiamati comunemente Chantilly - giaccone di fustagno mentre, assieme ad altri cittadini, imbraccia una vanga usata in agricoltura per smuovere la melma accumulata lungo la strada conseguenza di una delle alluvioni che colpì Porcari tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta dello scorso secolo. Perché Renzo Giometti, scomparso ieri mattina a 79 anni dopo una lunga malattia, era un uomo della gente che nei momenti di difficoltà si rimboccava davvero le maniche (e non in senso figurato) e si univa ai suoi cittadini mischiandosi tra loro. Perché di fatto era uno di loro. Il consenso non lo esprimeva - come accade in questi anni Duemila - attraverso Facebook e il web, ma con la forza della concretezza e con l’esempio dei fatti sulle chiacchiere in libertà.
Per questo era molto amato dagli abitanti di Porcari. Per quella schiettezza e quella forza interiore che lo animava in ogni momento. Da funzionario della Manifattura Tabacchi, che lo vide in prima fila nella promozione del sigaro toscano, ad esponente di spicco del suo partito - la Democrazia Cristiana - vicino al pensiero di don Sturzo e De Gasperi e rappresentante, spesso fuori dal coro, di un cattolicesimo liberale schierato verso un «centro che guarda a sinistra». Giometti entrò in politica all’inizio degli anni Settanta ed eletto consigliere comunale nelle file della Balena Bianca nel 1975 entrò in giunta con la carica di vice sindaco nell’amministrazione monocolore guidata da Eugenio Nannini per poi, dal 1980 al 1992, ricoprire l’incarico di primo cittadino di Porcari aprendo ai socialisti e formando nei suoi oltre 12 anni di amministrazione un governo bicolore Dc-Psi.
L’AREA 167
L’ex sindaco Alberto Baccini, che ha guidato il comune di Porcari dal 2007 al 2017, lo ricorda con grande affetto e un po’ di nostalgia: «Ha fatto molto per la comunità di Porcari. Una persona energica e di indiscusso valore, un sindaco attivo e molto apprezzato dalla gente. Si deve a lui l’intuizione e lo sviluppo dell’area 167 che ha permesso a tanti abitanti di Porcari, tra cui il sottoscritto, di acquistare la prima casa. Nel suo ultimo mandato, prima del commissariamento del 1992, quando anch’io sedevo tra i banchi del consiglio ricordo la sua grande capacità di sintesi e la sua intelligenza vivace. Anche quando è uscito dalla politica è sempre rimasto vicino a Porcari prodigo di consigli e di suggerimenti».
LE PASSIONI
Oltre alla passione politica, che ha animato buona parte della sua esistenza, il suo passatempo preferito era il biliardo. Con la stecca in mano, davanti al tavolo verde, riusciva per qualche ora a staccare la spina giocando di sponda, mandando in buca la pallina e facendo filotto. Un po’ come gli accadeva in quegli anni nel suo ruolo istituzionale. Nel 2016 aveva pubblicato un libro di memorie dal titolo «Pensieri in libertà» dove, nel raccontare la storia di Porcari, tracciava un bilancio di quelle stagioni. Viveva ad Altopascio con la compagna Rosetta Da San Martino. Lascia i figli Massimo e Manola avuti dalla prima moglie. I funerali si terranno in forma privata. Addio Renzo, che la terra ti sia lieve. —
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