"Le nostre porte sono aperte, ma sarà un Natale senza turisti"
Silvia Cheli (Mo.Si.): «Abbiamo dovuto annullare tutto e non vediamo una prospettiva»
LUCCA. Il decreto non le impone di chiudere. Ma alla fine dei conti, poco cambia. Silvia Cheli, titolare insieme alla mamma Morena Del Basso dell’agenzia di viaggi Mo.Si. di Porcari, è tornata da poco al lavoro. Da quando, dopo 70 giorni di quarantena per il coronavirus, è finalmente guarita. Ma di clienti interessati, a prenotare un viaggio, da quando ha ripreso possesso della sua scrivania, neanche l’ombra. Con le fiere, le gite scolastiche e i mercatini di Natale annullati poi, oltre alla raccomandazione di non spostarsi fuori regione e al vincolo numerico dei gruppi, i limiti più o meno espliciti per chi volesse fare una vacanza aumentano a dismisura. Una situazione complessa quella della filiera del turismo, particolarmente colpita dagli effetti economici legati a questa epidemia.
«Abbiamo dovuto annullare tutto - spiega Cheli - e il problema è che non vediamo una prospettiva. È come se un fornaio dovesse fare il pane senza farina... I ristoratori almeno possono, seppure in parte, continuare a lavorare. Nelle agenzie di viaggi non entra nessuno. Ma non solo da me, da nessuna parte». Durante i mesi di lockdown anche l’agenzia di viaggi Mo.Si. era stata chiusa come tutte le altre attività non considerate fondamentali. Poi a fine maggio la riapertura.
«Anche nel periodo di chiusura - dice Cheli - abbiamo lavorato da casa per gestire tutti i rientri dei nostri connazionali. Quando poi abbiamo riaperto il 28 maggio non sapevamo bene cosa aspettarci in vista dell’estate dato che molte frontiere erano ancora chiuse». E invece i clienti tornano in agenzia, almeno a giugno e a luglio per prenotare viaggi in Italia. Ma poi il 1° agosto Cheli e alcuni suoi familiari risultano tutti positivi al Covid e l’attività, anche se non si ferma del tutto, ha di nuovo una battuta d’arresto.
«Nessun aiuto arriva da chi dovrebbe garantire la piccola impresa, siamo soli - dice ancora Cheli -. Il 12 ottobre finalmente sono tornata nella mia amata agenzia, ma la situazione in Italia e in Europa stava già degenerando e le frontiere erano sigillate. Poi il 25 ottobre lo Stato non ci ha ufficialmente chiuso, ma ci ha messo in condizioni di non vendere niente, neanche pacchetti in Italia! Sospese le visite guidate, chiusi i teatri, anche le sagre sono state sospese. Tutto questo incide sulle agenzie di viaggio oltre ad aver fortemente sconsigliato il passaggio fra Regioni. Qualsiasi restrizione che riguarda il movimento delle persone, soffoca il nostro lavoro. Ogni dpcm ci ha rubato un po' d'aria come fa il Covid che arriva subdolo e piano piano ti divora i polmoni». In questi mesi Silvia Cheli ha dovuto far fronte anche a tutte le spese collegate alla sua agenzia: affitti, bollette e tasse senza alcun sostegno. «Io chiusa ci sto anche - aggiunge - ci sto anche quattro mesi però devo avere la possibilità di mantenermi. Ci sono famiglie intere che lavorano nel settore del turismo che è stato completamente dimenticato. Non hanno chiuso le agenzie di viaggio solo perché non possono mantenerle con il ristoro. Ci hanno comunque bloccato il lavoro ma non rientriamo nelle categorie a cui spettano aiuti. Come categoria abbiamo chiesto il fondo perduto per il lavoro non svolto e la cassa integrazione. Noi abbiamo preso un contributo ad aprile, per i mesi del lockdown e a fine novembre dovrebbero liquidare un altro fondo perduto per il periodo fino al 31 luglio. Ma ci sono state richieste per 700 milioni di euro a fronte dei 275 milioni stanziati. Da giugno abbiamo avuto tutti nel settore agenzie di viaggi, una riduzione di due terzi del fatturato. Ci mettano nelle condizioni di salvare il nostro lavoro e quello di tutta la filiera del turismo». —
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