Lutto
In arrivo altri 3 medici per le Usca: «Faranno i test rapidi nelle Rsa»
Parla il responsabile Marco Farné: «La sanità territoriale sconfitta? No, ma non sentiamo più il Paese fare il tifo per noi»
LUCCA
Covid, si rinforzano le Usca con l’arrivo di altri tre medici per la Piana. E a Lucca sono stati consegnati i primi test rapidi antigenici: sono destinati al monitoraggio delle residenze sanitarie e danno il risultato sul posto e in soli 15 minuti.
A illustrare le ultime novità sul fronte della sanità territoriale è il dottor Marco Farné, direttore dell’unità operativa complessa Cure primarie Lucca. «Le Unità assistenziali di emergenza territoriale (Usca, appunto) sono state introdotte dalla Regione ad aprile con lo scopo di prendere in carico i pazienti a domicilio. Abbiamo organizzato ogni Usca in tre unità, in modo da avere sempre tre medici in servizio 6 giorni su 7, per 12 ore. Uno resta a Campo di Marte e via telefono tiene i contatti con i pazienti a domicilio e con i medici di medicina generale che richiedono gli interventi. Poi ci sono due mini-team formati da un medico e da un infermiere che vanno in visita a casa dei pazienti». Le Usca non si occupano degli asintomatici ma dei casi sospetti, ovvero dei soggetti con febbre e tosse per i quali il medico di famiglia ritiene che invece del drive through sia più opportuno fare visita e tampone a domicilio. «Non solo – spiega Farné – ci occupiamo anche dei tamponi nell’ambito dell’indagine epidemiologica qualora emergano casi di soggetti con sintomi sospetti che non possono essere indirizzati al tampone in auto. Supervisioniamo anche gli alberghi sanitari. In totale abbiamo un centinaio di pazienti in carico e ogni giorno facciamo dalle 12 alle 15 visite. Una volta che abbiamo preso in carico il malato lo portiamo avanti fino alla guarigione clinica e virologica quando va bene, o al ricovero se si aggrava. Cosa gli diamo? Dipende dai sintomi: se hanno la febbre la Tachipirina. Se c’è anche tosse valutiamo se prescrivere una terapia tipo quella che si usa nei casi di polmonite: antibiotici per ridurre il rischio di infezioni batteriche e poi farmaci a base di cortisone (Mesadetasone, Medrol, Urbason). Ma bisogna stare attenti perché il cortisone è un’arma a doppio taglio: cura i sintomi ma non la malattia. Infine la Calciparina che non è un farmaco antivirale ma mantiene il sangue fluido prevenendo complicanze che si sono evidenziate nell’evoluzione della malattia. Il paziente deve misurarsi la febbre e usare il saturimetro. Se si aggrava lo ricoveriamo ma queste cure se somministrate per tempo aiutano». Un impegno importante che le Usca cercano di svolgere al meglio nonostante una richiesta crescente: «Dalla prossima settimana avremo altri tre medici a disposizione – spiega Farnè – Si occuperanno delle Rsa della Piana, dove ci sono circa 400 persone. Avranno a disposizione i nuovi test antigenici rapidi: si processano sul posto e danno la risposta in 15 minuti. Abbiamo appena ricevuto i macchinari». Ci sono anche due medici Usca che si occupano delle Cure intermedie Covid a Campo di Marte: ci finiscono i pazienti in via di guarigione clinica dimessi dall’ospedale. Stanno lì per essere monitorati prima del rientro a casa. In totale i medici a disposizione delle Usca diventeranno 14. In più ci sono gli infermieri.
La sanità territoriale, soprattutto sul fronte del tracciamento, è in crisi ma la battaglia non è persa secondo Farné. «Alcune persone non hanno capito il tampone non è terapeutico e non dà una patente di immunità. Se si è negativi è fondamentale non abbassare la guardia. E rispetto alla prima ondata c’è una differenza emotiva che i lavoratori della sanità percepiscono: nonostante le tante difficoltà a marzo sentivano di avere dietro di noi un intero Paese a fare il tifo e a darci forza. Adesso non è così: le polemiche e le manifestazioni di piazza, seppure comprensibili, sono il sintomo di un clima di unità che è venuto meno. Ora è come se giocassimo una partita a porte chiuse. E anche noi ci sentiamo più soli». —
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