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Scuola e sport per i ragazzi: i consigli dell’esperta

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«Con il Coronavirus si dovrà convivere per almeno un altro anno, finché la vaccinazione non sarà di massa. Ma fino ad allora bastano poche, semplici regole per proteggersi». La dottoressa Alessia Bertocchini, chirurgo pediatra e titolare dei due poliambulatori specialisti pediatrici, Baby Doctor e Baby Doctor Valley, interviene per fare chiarezza sul rientro a scuola e, più in generale, sulle precauzioni da prendere per contenere il contagio da Coronavirus nei bambini e nei ragazzi, visto il crescente numero delle classi messe in quarantena.

La scuola. «È fondamentale preservare la scuola – spiega –. La confusione che coinvolge genitori, pediatri, studenti e personale scolastico è inevitabile perché ogni parte in causa ha ragione. Hanno ragione gli insegnanti a richiedere l’intervento dei genitori se un bambino sta male per proteggere gli altri studenti e tutto il personale scolastico. Hanno ragione i pediatri a richiedere i tamponi, perché non si può distinguere un raffreddore da un sintomo del Coronavirus senza un’indagine più accurata, perché la sola visita clinica non può né confermare né escludere la presenza del virus. Hanno ragione i genitori, alle prese con i tamponi per i figli e i tempi di attesa per eseguire ed avere una risposta, nonostante gli sforzi che il servizio sanitario nazionale sta facendo».

I rischi maggiori. I soggetti più a rischio sono i bambini in età prescolare, dai 6 mesi ai 6 anni perché non hanno l’obbligo di indossare le mascherine, i soggetti fragili con patologie pregresse e croniche e i ragazzi preadolescenti e adolescenti che praticano sport di gruppo, come calcio, basket, pallavolo o rugby. Per quanto riguarda i bambini sotto i 6 anni è impossibile mantenere il distanziamento sociale e non hanno l’obbligo di indossare la mascherina. «Per loro come per tutti i soggetti fragili – continua la dottoressa – è raccomandato il vaccino antinfluenzale: in questo modo si evita di abbassare le difese immunitarie e si può escludere con più facilità l’influenza in caso di febbre».

Capitolo a parte, invece, per lo sport: «lo sport, in particolare quello di squadra, è indispensabile per un sano sviluppo comportamentale dei bambini – chiarisce la dottoressa Bertocchini –. Attività di questo genere, però, adesso sono pericolose. È un controsenso costringere i bambini immobili al banco di scuola, con la mascherina sempre indossata, se poi il pomeriggio si ritrovano a disputare incontri in un campo sportivo. Le partite, soprattutto, sono estremamente pericolose, perché viene meno la distanza fisica necessaria, ed è per questo motivo che nell’ultimo decreto è previsto lo stop delle gare e delle competizioni per i non professionisti.

La prevenzione. «Con il virus è necessario convivere nei prossimi mesi fino a che terapie con anticorpi monoclonali non diventeranno disponibili per tutti e la vaccinazione non sarà di massa. Fino ad allora, però, dobbiamo osservare con diligenza le normative vigenti: distanza fisica, uso della mascherina e lavaggio frequente delle mani». —

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