Il Tirreno

Lucca

Didattica a distanza al 75% alle superiori, i presidi: «Ok, ma serve autonomia»

Federica Scintu
Didattica a distanza al 75% alle superiori, i presidi: «Ok, ma serve autonomia»

Oggi riunione a livello regionale per le indicazioni operative da dare alle scuole: «Vorremmo salvare i laboratori e tenere le prime e le quinte in presenza»

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LUCCA. Manca solo una riunione, per rendere operativa la didattica a distanza alle superiori prevista dall’ultimo dpcm. Ma i margini di trattativa per le scuole sembrano essere davvero pochi. Per gli istituti superiori infatti, il decreto firmato dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha stabilito che il 75% delle attività debba essere svolto in modalità online. E ieri sera, una circolare del ministero dell’Istruzione ha poi chiarito che questa è «la soglia minima anche qualora le ordinanze regionali rechino un limite inferiore».

Difficile quindi pensare che in Toscana si possa andare in una direzione diversa anche considerata la situazione epidemiologica con i contagi che, soprattutto nella Valle, preoccupano. Oggi comunque gli studenti saranno a lezione in presenza in tutte le scuole superiori di Lucca. In Regione invece ci sarà l’incontro con il direttore dell’ufficio scolastico regionale, Ernesto Pellecchia durante il quale saranno fornite tutte le indicazioni operative alle scuole. Tra le ipotesi circolate ieri c’è anche quella che la Toscana possa decidere di far frequentare in presenza le prime e le quinte mentre le seconde, le terze e le quarte farebbero la didattica a distanza. Ma, a meno di colpi di scena, la circolare del Ministero sembra bloccare anche questo modello organizzativo.

«Da un sondaggio che ho fatto - spiega il provveditore di Lucca, Donatella Buonriposi - i dirigenti concordano sulla didattica a distanza che tutti sono in grado di garantire. Si oppongono invece al cambio dell’orario di ingresso alle 9. Poi secondo me bisognerebbe lasciare ai presidi l’autonomia di decidere sulla “percentuale” di didattica a distanza da attuare a seconda della situazione epidemiologica del loro territorio perché se verranno posti troppi limiti si rischia di metterli in difficoltà. Non in tutte le zone del resto c’è la stessa situazione. Ci sono scuole che hanno solo una classe in quarantena e altre in cui invece ce ne sono sette». Un altro elemento che dovrà essere chiarito è su quale base verrà calcolato il 75%. Il dpcm parla di «attività» quindi la riduzione della didattica in presenza dovrebbe avvenire sulla base del monte ore. Ma c’è anche chi sostiene che possa trattarsi di un calcolo da applicare sul totale degli alunni della scuola. Anche perché poi le scuole non sono tutte uguali e soprattutto per gli istituti professionali e i tecnici verrebbero a mancare le ore di laboratorio, cruciali in questi percorsi di studio. «Inizialmente la Regione era orientata per il 50% di didattica a distanza e noi ci eravamo già preparati per partire con questa soglia - spiega il dirigente del Fermi-Giorgi, Massimo Fontanelli -io vorrei salvaguardare i laboratori e poi avrei preferito tenere a scuola le prime e le quinte. Penso soprattutto ai genitori dei ragazzi di prima che comunque sono piccoli per stare a casa da soli mentre loro sono al lavoro. Comunque siamo in grado di garantire la Dad a tutti».

Sulla stessa linea anche la dirigente del Vallisneri, Maria Rosaria Mencacci. «Io ho cinque casi ma nessuno nello stesso settore in cui è stata divisa la scuola - spiega Mencacci - il contagio non avviene all’interno degli istituti ma fuori. Comunque siamo pronti per la Dad perché abbiamo già diverse classi in quarantena. Spero che ci lascino la giusta autonomia organizzativa». Per la dirigente scolastica dell’Isi di Barga, Iolanda Bocci «per la didattica in presenza vanno privilegiati i laboratori che per alcuni indirizi sono il cuore della formazione». —
 

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