Italia
«Pandemia, diagnosi precoce a rischio»
Daniela Grossi (Città delle Donne): «In senologia solo due medici. Per visite ed esami i tempi si allungano ancora di più»
lucca
«Il cancro non conosce sospensioni né lockdown, ma va avanti, inesorabile, e se non viene diagnosticato precocemente, si sviluppa con maggiore facilità. Servono soldi, assunzioni, attrezzature. Stavolta i fiocchetti rosa li lascio nel cassetto». È Daniela Grossi, presidente dell’associazione Città delle Donne di Lucca, a lanciare - in ottobre, il mese della prevenzione del cancro al seno - l’allarme sulla carenza di medici senologi e di fisioterapiste specializzate nel trattamento del linfedema secondario, i gonfiori che possono insorgere nel braccio di una donna che ha subito l’asportazione di un seno e dei linfonodi collegati, attaccati dal cancro.
«Nonostante la pandemia - spiega Daniela Grossi -, è stato garantito il follow up per le donne operate di cancro al seno. Lucca è stata un’antesignana nel coordinamento del follow up senologico. Ma per tutte le altre attività, come la mammografia, i tempi di attesa si sono allungati: il caso di una donna alla quale era stato dato un appuntamento fra un anno è arrivato anche in consiglio comunale. A quella donna - aggiunge - consiglio di riprovare a telefonare al Cup, perché probabilmente quando ci si è rivolta le agende erano bloccate o magari nel frattempo qualcuna ha rinunciato e si è liberato un posto».
Ma il problema, per l’unità di senologia dell’ospedale di Lucca, secondo Daniela Grossi è a monte. «Non devono esistere lunghe attese - dice la presidente della Città delle Donne - per chi ad esempio, dopo avere riscontrato la presenza di un nodulo grazie all’autopalpazione, deve fare la prima visita senologica e trova un posto solo dopo un numero imprecisato di mesi perché nell’unità di senologia del San Luca i medici senologi sono solo due e in due, su un territorio che va dalla Garfagnana alla Piana, oltre a eseguire le visite, devono anche operare e fare i controlli. Questi medici fanno miracoli, ogni giorno. Da parte mia, da sette anni faccio eventi per promuovere la prevenzione del tumore al seno, ma ad ogni evento i problemi che emergono sono sempre gli stessi e diventa mortificante constatare che niente cambia, nonostante il passare del tempo».
In previsione di un possibile nuovo rallentamento delle prestazioni sanitarie e della diagnostica, con un eventuale secondo lockdown, a maggior ragione Daniela Grossi vuole far arrivare il suo grido di allarme. «A volte - conclude - è difficile trovare appuntamenti anche nei centri privati. E se dagli accertamenti emerge che una donna si deve operare, ecco che torna in ballo la sanità pubblica. Attendere, in questi casi, può mettere a rischio la vita». —
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