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Lucca

 

Caduti dalle Mura, il processo tra 11 mesi

Luca Tronchetti
Caduti dalle Mura, il processo tra 11 mesi

Il dibattimento è stato fissato il 16 settembre 2021, Biancalana, Marchi e Tani accusati di lesioni personali

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/ LUCCA

Un dibattimento fissato più di tre anni dopo l’apertura di un’inchiesta diventata una sorta di “tormentone” con sequestri, sopralluoghi, uso di droni, modifiche del capo di imputazione, richieste di archiviazione e formulazione dell’imputazione coatta. Approderà il 16 settembre 2021, di fronte al giudice monocratico, il processo che vede imputati gli allora vertici dell’Opera della Mura accusati di lesioni colpose in seguito alla caduta, avvenuta il 21 agosto del 2018, di due turisti francesi (padre di 40 anni e figlio di 5) dal terrapieno alla cannoniera del baluardo San Regolo. Il sostituto procuratore Elena Leone, in esecuzione dell’ordinanza del gup Simone Silvestri, ha formulato l’imputazione coatta a carico dell’ex presidente dell’Opera della Mura, Alessandro Biancalana, del vecchio direttore, Maurizio Tani, e del suo successore Giovanni Marchi. Tra l’altro, non è da escludere, che il procedimento penale dal giudice ordinario possa finire per competenza al giudice di pace in considerazione del reato di lesioni personali colpose che è perseguibile a querela di parte. E comunque lo scenario che si apre dipenderà anche dalla possibilità di transazione per il risarcimento del danno che potrebbe portare anche ad una remissione di querela della famiglia Magnin, i turisti francesi residenti a Dubai, che risultato parte lesa nel processo.

INCHIESTA SIMBOLO

Il pericolo viene dall’alto. Non è il titolo di un thriller o di un film d’azione, ma è la semplice cronistoria di un’inchiesta - fortemente voluta dall’ex procuratore Pietro Suchan - durata 13 mesi. Una battaglia legale senza esclusione di colpi tra il capo dell’ufficio requirente e la difesa. Un procedimento penale che ha completamente ignorato le precedenti sentenze del tribunale di Lucca (confermate poi in secondo grado) legate proprio a incidenti, anche mortali, avvenuti all’interno dell’arborato cerchio. Precedenti come quello del maggio 1996 quando una bimba bolognese di 10 anni, arrivata in compagnia dei genitori nell’ambito di una gita scolastica, mentre correva con gli amichetti finiva per salire sul terrapieno non recintato o delimitato e all’epoca (31 anni fa) senza segnalazioni di pericolo. E non accorgendosi del vuoto a breve distanza era precipitata dal baluardo cadendo da 10 metri proprio sotto lo sguardo dei genitori. La famiglia presentò denuncia nei confronti dell’allora primo cittadino di Lucca chiedendo un risarcimento del danno (patrimoniale, biologico, morale) di svariati milioni di lire. Il Comune sostenne che l’esclusiva responsabilità dell’incidente andava ascritta alla madre della minore che non aveva vigilato. Il collegio giudicante dell’epoca respinse la richiesta dei genitori della bimba e assolse il sindaco pro tempore sostenendo che: «la situazione di pericolo connessa alla circolazione sulla cinta muraria risulta chiaramente percepibile per chiunque abbia a raggiungere il piano interno dei baluardi e delle cortine». Ma è ormai arcinoto che in diritto «tot capita, tot sententiae», una locuzione latina che tradotta alla lettera significa «tante teste, tanti pareri» e che a può sintetizzarsi in «ogni giudice decide con la sua testa». Tutto può succedere quindi. Ma non prima di undici mesi. —



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