Gioco
Insulti alla Polizia e allo Stato via social: giovane nei guai
Un 24enne, per protestare contro la chiusura del Bar Monica, gira un video in cui si lascia andare a pesanti ingiurie: è accusato di diffamazione e vilipendio
LUCCA. Possono rappresentare un contatto con amici e parenti lontani, possono servire a scambiarsi informazioni o a fare conoscenze: i social possono essere una gran cosa. Ma possono esserlo se usati nel modo giusto. Nel modo sbagliato rischiano di diventare pericolosi, per gli altri e per sé stessi.
Adesso ne sa qualcosa un 24enne lucchese che, per sostenere una causa, ha realizzato e diffuso un video attraverso un suo profilo social a tutti i suoi “follower” (circa 10mila). Un video dove però si è lasciato andare a commenti pesanti, passando quel confine che separa la libertà di espressione dall’ingiuria.
Avendo preso a cuore le sorti del “Bar Monica” (sotto sequestro giudiziario con l’accusa di disturbo), il giovane, nel suo filmato, invitava tutti a protestare contro la chiusura (e fin qui niente di particolare, una presa di posizione legittima), solo che nel farlo, accompagnava l’appello da una serie di insulti gratuiti nei confronti delle forze dell’ordine.
Per l’esattezza nel filmato il 24enne diceva: «Siamo qui raga, davanti a Giovanni (il nome del titolare del bar ndr), stiamo facendo solidarietà, ci abbiamo tutti i c... di sbirri di m..., ma noi siamo già tutti sbronzi, non c’è nesun problema. Fan... la Polizia, fan... lo Stato, fan.., tutto».
Un video che, aldilà del linguaggio non proprio “oxfordiano” conteneva anche gli estremi del reato. E quel video, girato la sera del 2 ottobre, visto il numero di contatti, non ci ha messo molto a finire sotto lo sguardo degli stessi agenti della Polizia di Stato, destinatari di cotanta dimostrazione di affetto. A quel punto sono partiti gli accertamenti e gli agenti sono incappati in una sua foto che lo ritraeva nel soggiorno di casa sua con in mano quello che sembrava un kalashinikov. Da qui la perquisizione della Digos nell’abitazione del giovane alla ricerca di armi e la scoperta che quell’Ak-47 in realtà era solo una fedele riproduzione. Un giocattolo insomma.
Guai finiti? Ma nemmeno per idea. Viste le sue dichiarazioni, infatti, il giovane è stato comunque denunciato a piede libero per diffamazione, vilipendio della Repubblica, delle Istituzioni e delle Forze Armate.
Insomma, quella di usare i social non da sobrio (come aveva dichiarato nel suo stesso video) non si è rivelata proprio una grandissima idea.
Tornando per un momento alla vicenda da cui tutto è partito – ossia la chiusura del bar di corso Garibaldi – non vi sono al momento novità su una possibile riapertura. Il collegio giudicante del tribunale del riesame, infatti, non si è al momento ancora espresso sulla richiesta di dissequestro del locale presentata dai legali del titolare. —
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