Il Tirreno

Lucca

l’intervista 

Santini: "Siamo già in clima elettorale. Io candidato? Ora faccio il tessitore"

Luca Cinotti
Santini: "Siamo già in clima elettorale. Io candidato? Ora faccio il tessitore"

Il capogruppo di SìAmo Lucca avverte il centrodestra: «I voti dei partiti da soli non bastano, servono le civiche» 

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LUCCA. «Ormai siamo già in clima elettorale verso le amministrative del 2022. E anche certi posizionamenti nel centrodestra in consiglio comunale avvengono in vista delle elezioni». Remo Santini, sconfitto per soli 361 voti al ballottaggio del 2017 da Alessandro Tambellini e capogruppo di SìAmo Lucca ragiona sui risultati delle regionali e, pur da «ottimista per natura», avverte il centrodestra: «Serve una ristrutturazione complessiva, se si vuole essere competitivi. È vero che i partiti sono in forma, stando al voto di opinione e che c’è una maggioranza di centrodestra, ma non bisogna dare nulla di scontato se non c’è una coalizione sul territorio e un’opposizione di un certo tipo».

SìAmo Lucca dice che i programmi devono venire prima dei nomi. Non è la solita frase fatta per prendere tempo?

«No, stavolta no. Gli ultimi tre anni dimostrano che bisogna partire dalle scelte: quelle più contestate della giunta Tambellini sono quelle prese senza condivisione dal basso. Penso ai quartieri social, alla raccolta dei rifiuti, alla Manifattura. Ma stare all’opposizione e dire solo “non va bene” non basta: bisogna caratterizzarsi con programmi alternativi».

Ok, ma lei pensa di ricandidarsi fra due anni?

«Ho un lavoro molto delicato (Santini è caposervizio della redazione di Viareggio della Nazione, ndr), per il quale serve equilibrio. Ho avuto l’opportunità di stare all’opposizione e di svolgere un ruolo importante che richiederebbe moltissimo tempo e per questo non posso fare l’opposizione che vorrei. Diciamo che non escludo di ricandidarmi perché nella vita non si può escludere niente. Ma in questo momento mi vedo più nel ruolo di tessitore, di mediatore fra le varie anime del centrodestra».

Quanto è importante questo ruolo?

«Se non c’è un accordo fra partiti e liste civiche è inutile dire chi è candidato. Per questo dico che dobbiamo metterci tutti intorno a un tavolo e cominciare a discutere. Ognuno con pari dignità. Il ruolo delle liste civiche è importante, in una consultazione comunale. Le performance dei partiti non possono bastare. E l’importanza del radicamento lo dimostra l’ottimo risultato alle regionali di Alessandro Di Vito, che in poche settimane ha ottenuto oltre 900 preferenze».

Torniamo a parlare di nomi. Cosa ne pensa di Mario Pardini?

«Lo stimo e lo conosco da tempo, penso sia una persona con caratteristiche da candidato sindaco. Però nella prima occasione ha un po’ sbagliato, forse per un “peccato di ingenuità”, come ha detto qualcuno , nello sposare una parte del centrodestra, in particolare quella dell’ex presidente del Senato (Marcello Pera, ndr). Per poter vincere serve una persona che si a di area ma che non sia più vicina a una parte o all’altra del centrodestra. Magari poi anche Pardini potrà avere il tempo per rimediare».

Cristina Consani ed Enrico Torrini non fanno più parte del vostro gruppo consiliare. A palazzo Santini si va verso la formazione di due opposizioni, una più “morbida” e una, della quale lei fa parte, più intransigente?

«Nei fatti questa situazione esiste già. Fin dall’inizio l’opposizione ha mostrato alti e bassi, perché c’erano persone che la pensavano in maniera diversa sull’atteggiamento da tenere. La mia è stata una posizione intransigente, forse anche per il modo in cui è maturata la sconfitta e per le polemiche che ne sono seguite. Nelle ultime settimane, poi, le divergenze si sono ampliate. Ma non tanto per aver cambiato idea su un progetto specifico, ma come posizionamento in vista delle elezioni».

Parliamo di candidati, ma del centrosinistra: sempre convinti che la scelta cadrà su Francesco Raspini?

«Fino a qualche tempo fa la pensavo così, ma poi secondo me le regionali hanno fatto vedere che la scacchiera è in movimento. E magari, come dimostra il caso di Francesca Fazzi, anche il centrosinistra avrà la volontà di allargarsi alla società civile, scegliendo figure al di fuori del partito. E comunque anche noi dobbiamo imparare qualcosa dal Pd».

Che cosa?

«Che ci si può confrontare aspramente, ma quando si decide di andare su un candidato quella diventa la causa di tutti. Ma come dicevo, sono ottimista per natura, quindi credo ci sia l’opportunità di fare bene». —


 

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