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«Didattica a distanza per i bimbi in attesa di fare il tampone»: ok del provveditore

Federica Scintu
«Didattica a distanza per i bimbi in attesa di fare il tampone»: ok del provveditore

Buonriposi chiarisce dopo che la richiesta di una mamma non era stata accolta dall’istituto: «Deve essere garantita» 

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LUCCA.  «Se i bambini non possono andare a scuola perché in attesa del tampone hanno diritto alla didattica digitale integrata». A dirlo è il provveditore agli studi di Lucca, Donatella Buonriposi che prova a sgomberare il campo dal caos nel quale si sono ritrovate le famiglie in questa prima fase di ripartenza della scuola. Settimane in cui i casi di contagio da coronavirus ci sono stati già in diversi istituti della provincia, portando, a cascata, a provvedimenti di quarantena per centinaia fra studenti, insegnanti e personale scolastico. Ma anche settimane – quelle che aprono le porte all’autunno – in cui soprattutto i bambini hanno cominciato a manifestare sintomi che potrebbero essere riconducibili al Covid come febbre, mal di gola e tosse che hanno fatto scattare la corsa al tampone molecolare, unico test in grado di confermare o meno la positività al virus. Ma come si sa il tampone non è immediato: bisogna prendere l’appuntamento che di solito, a meno che non si sia stati a contatto con una persona positiva, non viene fissato il giorno stesso e poi aspettare almeno due giorni per avere il referto. Tempo che bambini e ragazzi trascorrono a casa, anche solo per precauzione.

Ma se uno studente non è destinatario di un provvedimento ufficiale di quarantena da parte dell’Asl, ha comunque diritto alla didattica a distanza? Un caso esemplare arriva dall’istituto comprensivo 7 dove una mamma, dopo aver chiesto la didattica digitale integrata per la figlia che si trova a casa in attesa di fare il tampone - fissato dopo una settimana dalla richiesta - ha avuto dalla scuola una risposta negativa in quanto l’alunna non era destinataria di un provvedimento di isolamento.

E se le linee guida del ministero dell’Istruzione per la didattica digitale integrata non sciolgono del tutto questo dubbio (scatta «in caso di nuovo lockdown», così si legge nell’allegato A del decreto n.39 del Miur del 26 giugno 2020) mentre secondo alcune interpretazioni delle stesse, le lezioni online scattano quando c’è un provvedimento di isolamento, il provveditore dà una visione “più estesa”. «In linea di principio – continua Buonriposi – la didattica a distanza deve essere garantita anche nel caso in cui si sia in attesa di tampone. Mentre l’insegnante è in classe dovrebbe fare in modo che i bambini che sono a casa possano seguire la lezione. Poi è chiaro che debba prevalere il buonsenso sia da parte dei dirigenti che delle famiglie: i presidi devono garantire il servizio e le famiglie capire che questo è un momento complicato e che per prevedere la didattica digitale integrata le scuole, che sono ancora in difficoltà anche per la carenza di insegnanti, devono attrezzarsi».

In questi giorni comunque tutte le scuole stanno definendo, come previsto in sede di consiglio d’istituto, il proprio regolamento sulla didattica digitale integrata. È il caso ad esempio dell’istituto comprensivo centro storico che ha previsto la didattica digitale integrata «in caso di nuovo lockdown ma anche in caso di quarantena, isolamento fiduciario di singoli insegnanti, alunne e alunni, che di interi gruppi classe» oltre che per «alunne e alunni che presentano fragilità nelle condizioni di salute, opportunamente attestate e riconosciute, consentendo a questi per primi di poter fruire della proposta didattica dal proprio domicilio, in accordo con le famiglie».

Quello che è chiaro dunque è che la didattica digitale integrata sia legata a doppio filo al coronavirus mentre non è formalmente prevista in caso di assenza per altra malattia. Dall’Asl inoltre chiariscono anche che il bambino che viene tenuto a casa dai genitori in attesa di fare il tampone non è in isolamento fiduciario. L’isolamento fiduciario infatti, scatta quando qualcuno si “auto-isola” perché sa di essere rientrato ad esempio da zone a rischio o perché sa di essere stato a contatto con persone positive. Se invece una persona deve obbligatoriamente stare a casa è il dipartimento di Igiene e prevenzione a comunicarlo al diretto interessato e in questo caso scatta invece un provvedimento di isolamento. Ma il provveditore va oltre queste definizioni formali. «Anche se le linee guida non prevedono ad esempio la didattica digitale integrata per un’influenza o per un’otite – insiste ancora Buonriposi – già ora dobbiamo cominciare a organizzarci per poterla garantire anche in quei casi. L’aggravio per i docenti c’è, mi rendo conto, ma si dovranno adeguare comunque. Questa pandemia ci porterà a fare anche questo». —


 

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