Il Tirreno

Lucca

Sequestrato il bar Monica per musica ad alto volume

Luca Tronchetti
Sequestrato il bar Monica per musica ad alto volume

La vicenda parte 24 mesi fa da un esposto di trenta abitanti di Corso Garibaldi «Il Comune ha rifiutato la mediazione e così ci siamo rivolti alla procura» 

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/ LUCCA

Sigilli a uno dei bar più popolari del centro storico, autentico emblema della movida locale. Da ieri mattina il bar Giò- Caffè Monica è sotto sequestro giudiziario e il suo titolare, Giovanni Martini, presidente della commissione città di Lucca di Confcommercio, è iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone (articolo 659 codice penale). Un reato che, in caso di condanna, prevede l’arresto sino a 3 mesi o l’ammenda sino a 309 euro. In buona sostanza un reato penalmente irrilevante. Ma che ha comportato il sequestro preventivo del popolare locale di Corso Garibaldi da parte del giudice delle indagini preliminari Simone Silvestri su richiesta del sostituto procuratore Enrico Corucci. A porre i sigilli è stata delegata la polizia municipale giunta sul luogo con un notevole spiegamento di agenti. Una vicenda che, al di là del clamore suscitato, parte da lontano. Da oltre 24 mesi. In questa vicenda sono diversi i protagonisti: i 30 abitanti di Corso Garibaldi firmatari dell’esposto, l’amministrazione e la procura .

INCONTRO-MEDIAZIONE

Perché prima di arrivare ad una denuncia circostanziata i firmatari avevano avuto un incontro in Comune, alla presenza dell’assessore Raspini e del vice comandante della polizia municipale, e nell’estate del 2019 avevano presentato un’istanza di mediazione all’ordine degli avvocati che vedeva come controparte il Comune di Lucca rappresentato dai suoi legali. L’oggetto del contendere? Gli schiamazzi notturni e la musica ad alto volume che in quella zona impediva agli abitanti di dormire. Tra i promotori dell’esposto l’avvocato Carlo Sbragia: «Già nel 2018, in un incontro in Comune a cui partecipò anche l’assessore Raspini, l’amministrazione invitò i gestori dei locali ad evitare di alzare i decibel». Ma in 12 mesi non accadde nulla di quanto promesso: «Così, dopo aver inviato esposti a Prefetto, questore, carabinieri e vigili urbani, il 2 luglio 2019 alle 11 abbiamo organizzato una mediazione con gli avvocati del Comune chiedendo un accordo in via stragiudiziale affinché venisse garantito l’ordine pubblico, il diritto alla salute e il divieto di emissioni sonore oltre la soglia consentita». Nell’occasione l’avvocato Sbragia incarica un esperto di effettuare indagini fonometriche sull’emissione dei decibel: «Risultavano sei volte superiori a quelle consentite». Ma la mediazione cade nel vuoto. «Al Comune chiedevamo controlli per far cessare la rumorosità della musica non solo il sabato e la domenica, ma anche il giovedì e il venerdì con tanto di serate alla presenza di dj». Vista l’impossibilità di una conciliazione ecco la denuncia.

ARPAT DA FIRENZE

All’inizio dell’estate all’ufficio del pm arriva la denuncia dei «30 di Corso Garibaldi». Il sostituto Corucci delega la pg della municipale, che prende a sommarie informazioni i firmatari. Poi incarica un addetto Arpat di Firenze per effettuare rilevazioni fonometriche». Il tecnico arriva un sabato sera di agosto e sino alle 5 del mattino si piazza in un appartamento disabitato di Corso Garibaldi. Ad una finestra equidistante tra il bar Monica e lo Sheker bar. «Gli schiamazzi, le grida, le urla, i berci, i cori da stadio sono proseguiti sino alle 4,15 del mattino. Ben dopo la chiusura dei due locali. Molti cittadini non si sono lamentati in particolare del bar Monica o dello Shaker bar (nessun provvedimento preso per quel locale), ma degli schiamazzi e del caos che si protrae oltre l’orario di chiusura dei locali. Se il Comune fosse intervenuto quando abbiamo proposto la mediazione oggi il bar non sarebbe stato sequestrato». —

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