Gioco
Sgominato traffico di droga dal Sudamerica, arrestato a Lucca un corriere del cartello
Maxi operazione della polizia di Stato: in manette 20 persone appartenenti al gruppo di albanesi che gestiva il business
LUCCA. Un cartello albanese che gestiva il traffico di cocaina dal Sudamerica all'Europa è stato scoperto dagli accertamenti su quella che sembrava essere una banale rissa, avvenuta nel 2015 a Firenze. Così, la polizia di Stato fiorentina intervenuta per sedare una zuffa è arrivata fino alla cupola che gestiva il traffico delle tonnellate di polvere bianca che, smistata nei porti del Nord Europa, arrivava nei paesi di tutta Europa, e pure ai pusher della Toscana. Lucca compresa, dove vive uno degli albanesi arrestati nell’operazione internazionale, condotta nell' ambito di un 'Joint Investigation Team'. Il bilancio è di 20 albanesi arrestati, mentre altri 11 risultano latitanti. Nel corso delle indagini sono state sequestrate quasi 4 tonnellate di cocaina e 5,5 milioni di euro in contanti. Anche la Toscana era stata impestata dalle ramificazioni dell'organizzazione criminale. Non a caso tre degli arresti sono stati eseguiti a Firenze, Pisa e appunto Lucca: qui abitavano i corrieri della droga albanesi. Pesci piccoli, ma essenziali al buon funzionamento del meccanismo. Un sistema criminale che era anzitutto un sistema di potere fortemente organizzato su base piramidale, in cui ognuno aveva un ruolo preciso. Un vero e proprio cartello, capace di controllare i gruppi albanesi che gestivano il traffico di cocaina. Oltre che in Italia il cartello, denominato 'Kompania Bello', aveva sedi operative in Olanda, Ecuador, Austria, Svizzera, Francia, Norvegia, Turchia, Germania e Belgio.
Il viaggio della coca. La cocaina veniva acquistata in Sudamerica, in particolare in Ecuador. I carichi che partivano alla volta dell'Europa seguivano la regola del cosiddetto '50 e 50', metà della partita era cioè di proprietà delle organizzazioni albanesi e metà dei narcos sudamericani. La polvere bianca arrivava nei porti di Olanda (Anversa e Rotterdam) e Germania (Brema), nascosta nei carichi delle navi commerciali. Poi veniva smistata nei paesi di destinazione finale viaggiando nei doppifondi di tir e auto. Il sistema criminale era il punto di riferimento indiscusso per tutti i narcotrafficanti albanesi che commerciavano sulle rotte verso l'Europa, tanto che la cocaina del cartello aveva il proprio logo, 'Bello', impresso sui panetti. Scambiando informazioni con le polizie europee e straniere, gli investigatori sono riusciti a effettuare numerosi sequestri nel corso delle indagini. Nell'ottobre del 2016 sono stati sequestrati oltre 600 chili di cocaina al porto di Guayaquil, pronti per essere occultati in un container in partenza per l'Europa. Numerosi anche i sequestri di denaro, tra cui quello di 1,4 milioni di euro eseguito ad Amsterdam nell'agosto del 2016.
Cupola e secondo livello. Capo indiscusso del cartello era l'albanese quarantenne Dritan Rexhepi, già detenuto per altra causa in una cella in Ecuador. Il cartello, ha spiegato il procuratore nazionale antimafia Vittorio Cafiero De Raho, era guidato da "una sovrastruttura di vertice". A capo di questa cupola c'era Rexhepi. L'uomo disponeva direttamente di enormi quantità di cocaina acquistata dai narcos. Grazie a sofisticate piattaforme informatiche di messaggistica criptata manteneva i contatti coi fornitori, organizzava le spedizioni verso l'Europa, impartiva direttive alle cellule di distribuzione in Italia e in altri Paesi. In manette anche un'altra figura di vertice della cupola, un albanese che viveva a Dubai, dove aveva 5 appartamenti di lusso, una Lamborghini e una Rolls-Royce. Come tutto è iniziato. Le indagini, durate cinque anni, sono partite come detto dalla rissa scoppiata nel 2015 a Firenze. Dagli accertamenti è emerso che alcuni erano coinvolti in un ingente traffico di cocaina. Il sequestro di un telefono in uso a uno dei malviventi, ha permesso di scoprire l'app di messaggi usata per comunicare. —
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