Il Tirreno

Lucca

il colloquio 

Questura, l’ad di Invimit spiega il futuro del palazzo

L.C.
Questura, l’ad di Invimit spiega il futuro del palazzo

Giovanna Della Posta: «La prefettura ha deciso di cercare una nuova sede Se l’immobile si libererà vendita o valorizzazione»

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Giovanna Della Posta, amministratore delegato di Invimit (società di gestione del risparmio del ministero dell’Economia che si occupa di valorizzare gli immobili pubblici) spiega al Tirreno quale può essere il futuro del palazzo che oggi ospita la questura, in viale Cavour, dopo la notizia che la prefettura sta cercando una nuova sede per la polizia.

E lo fa mettendo, per iniziare, i puntini sulle “i”: «La prefettura sta cercando per motivazioni proprie un altro stabile. Si tratta di un’attività lecita e dovuta, visto che c’è un problema di spazi che spesso si crea nei palazzi storici. Da parte nostra, c’è un contratto vigente. E non abbiamo mai pianificato la vendita degli immobili».

Dunque, Invimit non mette assolutamente fretta alla polizia per trovare un altro immobile. Ma se alla fine la prefettura trovasse una soluzione soddisfacente e la questura si trasferisse, allora si aprirebbe un futuro da scrivere per palazzo Lazzareschi e Lazzeroni. Per capire qualcosa di questo - eventuale - futuro, bisogna prima fare conoscenza con il modo di lavorare di Invimit.

«Se l’immobile fosse vuoto - spiega Della Posta - potremmo metterlo in vendita oppure cercare una valorizzazione. In questi casi effettuiamo degli studi di fattibilità e verifichiamo se è necessario cambiare la destinazione».

Insomma, se un palazzo per decenni ha ospitato uffici pubblici non è detto che non possa cambiare pelle. Ad esempio con lo “smart senior living”: «Si tratta di case pensate per gli over 75 - spiega l’amministratore delegato -. Persone che magari hanno problemi di salute ma che sono ancora autosufficienti. Queste abitazioni hanno all’interno molta elettronica, molta domotica. Compreso il controllo dei movimenti, che permette di capire se ci sono problemi. Ad esempio, se ogni giorno la persona è abituata a farsi il caffè e un giorno non usa la macchina del caffè, viene lanciato un allarme».

Si tratta di progetti ambiziosi, seguito da Della Posta e dal suo team: una quarantina di persone che non si fermano mai. E lavorano a mettere in contatto gli enti pubblici proprietari di immobili e gli investitori, italiani ed esteri. «Io dico sempre che faccio da ponte, bisogna mediare e trovare l’investitore giusto». Un’opportunità importante, continua Della Posta, anche per le amministrazioni pubbliche, che non devono per forza essere costrette a vendere il loro patrimonio, rischiando poi di svenderlo. «Abbiamo ad esempio il fondo Sviluppo Italia, con il quale lavoriamo insieme ai Comuni. Funziona così: al momento del conferimento a noi di un immobile viene pagato il 30% del suo valore. Il restante 70% viene dato in quote del fondo che diventano più preziose man mano che va avanti la valorizzazione». —



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