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Lucca

l’intervista 

«Io la fusione tra Camere di Commercio l’ho fatta. E vi spiego perché conviene»

Luca Cinotti
«Io la fusione tra Camere di Commercio l’ho fatta. E vi spiego perché conviene»

Parla Antonio Paoletti, vicepresidente di Unioncamere: «Così i territori hanno più rappresentanza, non meno»

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Luca Cinotti / lucca

Antonio Paoletti è uno che la fusione tra Camere di commercio l’ha vissuta sulla sua pelle. Oggi è presidente di quella Trieste-Gorizia, dopo aver ricoperto quel ruolo, dal 2000, nella Camera di Trieste. Ed è anche vicepresidente nazionale di Unioncamere, l’associazione fra gli enti che della riforma dell’accorpamento è grande sostenitrice. Una posizione condivisa da Paoletti: «L’accorpamento conviene. A patti che si passi dalla logica del mantenimento dei privilegi a quello della rappresentanza e della forza del territorio».

Dottor Paoletti, non vorrà mica dire che per un presidente è bello essere costretto ad accorpare la sua Camera?

«È chiaro che ogni presidente in carica lascia malvolentieri, non vuole essere ricordato come quello che ha portato alla fusione il suo ente. È un aspetto anche umano».

E allora cos’è che le ha fatto cambiare idea?

«Mi sono semplicemente guardato attorno. E ho ragionato su quello che era successo negli ultimi anni, quando i diritti camerali sono stati dimezzati. Ed è stata azzoppata la possibilità delle Camere di lavorare sull’internazionalizzazione e sulla promozione del Made in Italy. Una situazione difficilissima. E allora mi sono detto: non voglio essere ricordato come colui che ha affossato la Camera di commercio. Così ho cominciato a pensare all’accorpamento con i vicini di Gorizia. Una prospettiva che consentiva a noi triestini di avere un importante territorio agricolo e a loro di contare sul nostro porto».

Però, ragiona chi è contrario, in questa maniera si perdono servizi sul territorio.

«Non è vero. All’inizio era previsto che le Camere attuali rimanessero come presidi. Ora, invece, resteranno vere e proprie Camere, anche nei territori che non avranno la presidenza. Quindi tutti i servizi saranno forniti esattamente come prima. Nessun dipendente verrà licenziato, anzi si libereranno risorse per realizzare ulteriori servizi».

Non c’è il pericolo che territori economicamente più deboli (come nel nostro caso Massa Carrara) rischino di essere vasi di coccio tra il ferro delle zone più forti?

«No. Con l’accorpamento tutti avranno una miglior rappresentanza, anche nei rapporti con la politica. Io, quando vado a parlare con il presidente della Regione, ho dietro la forza di 350.000 abitanti, mentre prima ne avevo solo 210.000. C’è chi ha paura che il territorio venga massacrato. Ma io non ho mai portato in giunta o in consiglio una delibera per la quale sia stato necessario votare».

E per quanto riguarda la rappresentanza negli organismi camerali?

«I presidenti delle Camere che si accorpano diventano vicepresidenti. E nei consigli è prevista una rappresentanza importante di ogni territorio».

E allora qual è il problema? La politica? Il timore di perdere qualche poltrona?

«È chiaro che la politica utilizza anche questi processi per sparare contro gli avversari di turno. Per quanto riguarda gli incarichi, voglio ricordare che noi presidenti non abbiamo nemmeno il rimborso spese. E comunque, ripeto, in ogni caso bisogna superare la logica dei privilegi».

Ma le fusioni fanno risparmiare?

«Non nell’immediato. Ma negli anni ci sono, certamente».

Se avesse davanti a lei i presidenti “ribelli”, cosa direbbe loro per convincerli?

«Che si lavora meglio. Si formano gruppi importanti, si ha un grande confronto tra gli imprenditori. Con uno slogan, dico che bisogna essere di meno per essere di più». —

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