Toscana
La costruzione infinita del Campo di Marte
Domani in edicola l’ultima stampa della collezione: il cantiere del vecchio ospedale durante gli anni Quaranta
lucca
Domani sarà in edicola l’ultima stampa della serie “Lucca com’era” in regalo per i nostri lettori. Una collezione che ha ricevuto un grande successo e che è stata resa possibile dalla collaborazione dell’Archivio fotografico lucchese “Arnaldo Fazzi” che ha messo gentilmente a disposizione le sedici immagini.
L’ultima fotografia che regaliamo ai nostri lettori è incentrata su una zona fondamentale, per decenni e ancora ora, dell’intera vita cittadina: l’ex ospedale Campo di Marte, ora diventata cittadella della salute dopo l’apertura, nel 2014 del San Luca.
La foto, scattata da Ettore Cortopassi in un periodo che va dal 1940 al 1950, ritrae uno dei tanti cantieri che in quegli anni caratterizzarono quell’area di San Marco.
La realizzazione del Campo di Marte, iniziata nel 1935, non fu infatti lineare. I vari edifici - a cominciare da quello caratteristico in mattoncini rosso - vennero eretti nell’arco di un periodo di tempo piuttosto lungo.
La foto di Cortopassi mostra, sullo sfondo delle impalcature e degli operai, quella che probabilmente è l’area della ex Cantoni all’Acquacalda. In mezzo prati e campi, la maggior parte scomparsi negli ultimi decenni con l’urbanizzazione della periferia cittadina.
La realizzazione del Campo di Marte è continuata di fatto per tutto il secolo scorso, in particolare con la realizzazione dell’edificio lungo via Gianni e poi, in tempi ancora più recenti, l’ampliamento di altri padiglioni dalla parte opposta.
Contemporaneamente, negli anni Settanta, venne chiuso il vecchio ospedale Galli Tassi nella via omonima, poi trasformati in uffici pubblici fino a essere oggi la sede di Tribunale e procura della Repubblica.
Dopo l’apertura del monoblocco a San Filippo, il Campo di Marte è da tempo al centro di un dibattito per la verità oggi un po’ assopito sul suo destino. Originariamente pareva che l’Asl potesse usarne solo una parte (o addirittura liberarlo completamente), lasciando posto ad altre funzioni: si è parlato della questura, della sede dei vigili urbani, delle scuole.
Ora lo scenario sembra essere cambiato, anche per le carenze mostrate dal San Luca. L’Asl manterrà la maggiora parte dell’area per i propri scopi (vi sono stati realizzati anche letti di terapia intensiva per i pazienti Covid) e solo una fetta residuale potrà essere destinata ad altri utilizzi. Che, comunque, dovrebbero essere di tipo sociosanitario. —
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