Italia
Palio di San Paolino, inchiesta in procura
Fascicolo dei carabinieri del nucleo tutela patrimonio artistico per l’uso distorto di piazzale Arrigoni da parte del Comune
/ LUCCA
C’è un fascicolo inviato alla procura di Lucca dai carabinieri del nucleo tutela patrimonio artistico di Firenze guidati dal maggiore Lanfranco Disibio in seguito alla denuncia presentata dalla Soprintendente Angela Acordon sull’utilizzo dei pratini dell’Arcivescovado dietro alla cattedrale di San Martino. Il comune di Lucca è accusato dell’uso distorto dei beni culturali incompatibile con la loro destinazione e pregiudizievole per la loro conservazione o integrità. In sostanza il Comune - nella fattispecie funzionari o amministratori che lo rappresentano (non il sindaco Alessandro Tambellini che non risulta iscritto nel registro degli indagati) - è accusato di aver violato l’articolo 170 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo 22 gennaio 2004), un reato che ha natura permanente, vale a dire che, posto in essere l’uso improprio del bene sottoposto a tutela, la situazione antigiuridica che ne deriva perdura fintanto che chi agisce volontariamente o coattivamente non dismetta l’uso illecito. Un reato che è punito con l'arresto da sei mesi ad un anno e con l'ammenda da 775 a 38.734,50 euro.
Tradotto in soldoni, quindi nei fatti, la denuncia circostanziata della Soprintendenza si allaccia a quanto avvenuto il 12 luglio scorso in occasione del Palio di San Paolino e alla mancata richiesta del nullaosta necessario da parte del Comune affinché i balestrieri potessero svolgere la loro tradizionale gare sui pratini dell’Arcivescovado o per meglio dire nel piazzale Arrigoni. Il motivo? Semplice. Il piazzale e i pratini dietro San Martino sono beni architettonici sottoposti a tutela delle Belle Arti. E quindi sarebbe stato necessario che i funzionari comunali preposti avessero chiesto l’autorizzazione alla Soprintendenza per effettuare il Palio di San Paolino. Secondo l’articolo 170 infatti chiunque destina beni vincolati indicati nell’articolo 10 del Codice dei beni culturali (rientrano nell’elenco le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse artistico o storico) ad uso incompatibile con il loro carattere storico o pregiudizievole per la loro conservazione o integrità è passibile di denuncia. Si dirà: ma da decenni gli spalti dietro la cattedrale sono sempre stati utilizzati. Vero, ma parafrasando un vecchio film con Totò e Fernandel «la legge è legge».
Il fascicolo è sul t avolo del sostituto procuratore Enrico Corucci che deciderà, al suo rientro in servizio, prenderà in visione l’esposto e trarrà le sue conclusioni: svolgendo ulteriore attività istruttoria, chiedendo l’archiviazione o proponendo al gip il rinvio a giudizio. Il fatto è l’ennesima spia di un malessere istituzionale - testimoniato più volte da vicende inerenti le Mura urbane - tra la Soprintendenza e l’amministrazione comunale. E, come ogni scontro che si rispetti, le parti in causa usano, nel rispetto della legge, gli strumenti che ritengono opportuni per rivendicare le proprie peculiarità e i rispetti poteri. E su questo terreno i partiti di opposizione hanno gioco facile ad inserirsi rimarcando certi aspetti. Il Comune, da parte sua, ha scelto di non commentare aspettando l’evolversi del procedimento. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
