Toscana
Remaschi alza bandiera bianca «Una delusione politica e umana»
L’assessore regionale dice addio al Pd: «Non è più casa mia» Anche Zingaretti aveva invitato a «evitare personalismi»
lucca
Alla fine Marco Remaschi, assessore regionale uscente, si è accordo che da qualunque parte guardava non trovava che porte sprangate alla sua ricandidatura alle elezioni di settembre. E allora ha preso carta e penna (anzi, mouse e tastiera) e ha messo nero su bianco la sua intenzione di uscire dalla competizione elettorale. Il suo nome non sarà sulla scheda, né sotto il simbolo del Pd (sia pure nella “succursale” di Demos), né sotto quello di Italia Viva.
E chissà se a farlo decidere a compiere l’ultimo passo non sia stato quanto detto dal suo (ex) segretario nazionale, Nicola Zingaretti, che seduto accanto al candidato governatore Enrico Giani ad Orbetello e interrogato dai cronisti su cosa pensasse delle divisioni nel Pd e dell'ipotesi che Remaschi corresse con Demos, così ha risposto: «Di solito lascio massima autonomia ai territori, ma ora basta, ora basta, ora basta. Lo dico tre volte. La priorità deve essere la Toscana. Dobbiamo evitare qualsiasi personalismo».
Di certo, il rifiuto di Remaschi era considerato probabile già da qualche giorno. Anche dagli “zingarettiani lucchesi” (fra i quali il sindaco Alessandro Tambellini) che l’avevano appoggiato: dopo il trauma della direzione regionale, che l’aveva escluso dalle liste, i contatti con l’assessore uscente si erano di fatto azzerati. E anche la segretaria regionale Simona Bonafè, negli ultimi giorni, ha assunto una linea sempre più dura contro la presenza di Remaschi in lista. Soprattutto dopo che il suo nome era stato ripescato in quota Demos, ai danni del professor Pierluigi Consorti.
Nel suo lungo comunicato Remaschi spiega che «come sempre cerco di fare il meglio per la nostra comunità. Credo ancora che la mia esperienza e il mio radicamento possano essere utili per il territorio, così come credevo potessero essere utili per il risultato delle elezioni regionali, ma vedo che sul mio nome, per motivi esclusivamente personali, si continuano a scatenare battaglie e divisioni tutte interne al Partito Democratico e questo va contro ciò che sono e che ho sempre perseguito: il lavorare insieme, in squadra, per ottenere il miglior risultato possibile. La politica dei fatti e del coraggio: quella che piace a me, l’unica possibile. Con questa certezza, forte anche del movimento di persone, amministratori, sindaci, iscritti, comuni cittadini che hanno sostenuto il mio percorso, mi sono messo a disposizione del Partito Democratico come candidato dell’area Zingaretti. Mi è stato impedito, dagli stessi membri del PD: i motivi? Solo personali e probabilmente, come qualcuno dice, tutti dettati da una profonda debolezza».
Remaschi sostiene che «impedire a una persona di candidarsi, impedire a un’area politica di esprimere un proprio legittimo rappresentante, per un partito che si definisce democratico anche nel nome, credo sia una scelta, una strada difficile da spiegare agli elettori, ai cittadini, alla gente comune - tanta - che ho personalmente incontrato in tutti questi anni. Inutile dire che per me è stata una delusione totale: non solo politica, ma soprattutto umana. Vedere le persone con cui ho fatto un pezzo - in alcuni casi anche lungo - di strada insieme, vedere le persone per le quali ho fatto tanto in questi anni, vedere rappresentanti istituzionali e di partito, compagni di lotte e di battaglie, giocare con i nomi, con i posti, barattare posizioni come se stessero giocando una partita a Risiko e riconoscere in tutte queste persone una comunità d’intenti nel voler fare a meno di me, mi ha fatto capire che il mio Partito non mi vuole più. E, in un partito che non mi vuole, credo sia poco utile per tutti continuare a stare.Questa non è più casa mia: con la stessa umiltà con cui mi sono iscritto anni fa restituisco la tessera, orgoglioso di quanto fatto fino a oggi, orgoglioso di quello che ho portato in questa casa comune, da militante, da consigliere regionale, da assessore regionale, che mai avrei pensato potesse diventare la casa del padrone che comanda, decide e ordina tutto e per tutti. Visto che il problema è personale nei miei confronti, ho deciso per il bene di tutti e soprattutto per il bene della coalizione di centrosinistra di uscire dalla competizione delle regionali. In queste settimane ho ricevuto telefonate e proposte: da Italia Viva, per essere capolista, da Orgoglio toscano e negli ultimi giorni da Demos, che ringrazio per la fiducia e la stima. Credo ci sia un bene superiore, che è quello di far vincere il centrosinistra in Toscana».
Infine, il futuro. «Questo non vuol dire che abbandono la politica: molti amici, molti cittadini di Coreglia, negli ultimi giorni hanno lanciato un appello affinché torni a fare il sindaco della mia comunità - conclude Remaschi -. È una richiesta sincera quella che viene dai miei concittadini, alla quale sto seriamente pensando, perché l’idea di continuare a lavorare per la mia comunità mi rende orgoglioso. Certo è che continuerò a occuparmi di politica». —
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