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Lucca

Cortopassi e Ghilardi, gli occhi sulla città

Cortopassi e Ghilardi, gli occhi sulla città

La storia dei due grandi fotografi del Novecento lucchese autori di gran parte delle immagini della raccolta

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Sono i due grandi testimoni del Novecento lucchese, con i loro occhi dietro la macchina fotografica. E non è un caso che gran parte delle foto che a partire da dopodomani, martedì 11, saranno consegnate in regalo per 16 uscite ai lettori del Tirreno arrivino dagli archivi di Ettore Cortopassi ed Eugenio Ghilardi. Centinaia di migliaia di scatti che sono custoditi nelle stanze di Villa Bottini dall’Archivio fotografico lucchese “Arnaldo Fazzi”, nostro prezioso partner nell’iniziativa editoriale.

Cortopassi e Ghilardi, dicevamo. La loro attività copre gran parte del Novecento e si può dire che, ognuno con il proprio stile e le proprie preferenze, abbiano raccontato praticamente ogni aspetto del nostro territorio.

Cortopassi nasce nel 1895, Iniziò la sua attività fotografica fin da giovanetto, intorno al 1910, e la cessò il 30 giugno 1971, con una breve interruzione durante la prima guerra mondiale per il richiamo sotto le armi. Apprendista presso i fratelli Bertini, fotografi lucchesi attivi ai primi del secolo, ebbe il suo primo studio in via Diversi, poi in via Sant'Andrea ed infine in piazza San Quirico, sempre in Lucca, di fianco al cinema Mignon. Raggiunta la notorietà come uno dei più stimati fotografi lucchesi, fu veramente «testimone della città», come venne definito in occasione della mostra a lui dedicata nel 1987, anno in cui ottenne anche un riconoscimento dall'amministrazione comunale. La sua produzione spaziò dalle foto di studio, all'attualità, alla fotografia artistica e documentaria. Ettore Cortopassi è morto il 16 novembre 1989, lasciando al Comune il suo immenso archivio composto da 220.000 immagini fra quelle di studio, quelle di “attualità” e quelle scattate durante i matrimoni.

Eugenio Ghilardi era di 15 anni più giovane rispetto a Ettore Cortopassi da lui considerato «fonte di esperienza e di stimoli». Il suo periodo di attività si stende su mezzo secolo, dal 1935 al 1984. Il lavoro di Ghilardi si basava, fra l’altro, su un uso magistrale di luci e ombre, di primi e secondi piani: negli anni, e ancora oggi, certi suoi scatti sono diventati icone della città nel mondo. La sua opera fu talmente apprezzata da meritare citazioni da parte di giornali francesi e perfino del prestigioso New York Times. Fu fondatore dello studio in via Mordini, ora portato avanti dal figlio in una nuova sede. Il suo archivio, acquistato nel 2004 dal Comune di Lucca, è composto da circa 350.000 immagini. —

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