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Rischio licenziamenti: alla Progest si torna a scioperare

Rischio licenziamenti: alla Progest si torna a scioperare

Nell’incontro con l’azienda i sindacati si attendevano novità non arrivate sui cambiamenti attesi allo stabilimento

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ALTOPASCIO. Qualcosa deve cambiare per rilanciare l’azienda, ma, sostengono i sindacati, gli annunci attesi in questo senso dall’azienda, non sono arrivati. E così alla Progest ondulati si è tornati a scioperare.

Una protesta scoppiata dopo l’incontro tra azienda e sindacati in programma lunedì. In quell’occasione, infatti, i rappresentanti dei lavoratori (come si legge nella nota di Simone Tesi di Slc Cgil, Fabio Guerri di Fistel Cisl e delle Rsu) si aspettavano «comunicazioni importanti e indicazione delle tempistiche di realizzazione dei cambiamenti che devono interessare lo stabilimento di Altopascio (l’ormai lunga attesa per l’edificazione di un nuovo capannone, l’arrivo di due macchine ondulatrici annunciato da tempo, la riorganizzazione logistica e amministrativa e, da ultimo, il possibile arrivo di nuove produzioni), che devono tracciare il percorso per la riorganizzazione compiuta di questo polo produttivo strategico, ma l’azienda ha risposto in maniera molto riduttiva, limitandosi solo a parlare degli esuberi che sarebbero determinati da una centralizzazione del lavoro degli uffici, di una parziale riorganizzazione logistica delle spedizione e di un riassetto della produzione per lo smantellamento e vendita annunciate di una macchina ondulatrice».

«Ovviamente, una simile impostazione è stata respinta da Rsu e organizzazioni sindacali – prosegue la nota – che non accettano di parlare di esuberi, prima di capire gli effetti degli investimenti, che, se fatti in modo serio, possono e debbono portare a uno sviluppo di questo stabilimento. E sono irricevibili discussioni prettamente tecniche sulle modalità di gestione degli esuberi, anche alla luce di eventuali ulteriori periodi annunciati di divieto di licenziamento. Per questo, abbiamo chiesto all’azienda di discutere, piuttosto, di come traguardare il periodo che serve alla realizzazione degli investimenti, dei quali devono essere definite le tempistiche, e poi ragionare degli assetti occupazionali, che ci aspettiamo non siano travolgenti in negativo, visto che già i quattro anni di contratto di solidarietà fatti, hanno determinato una più “naturale” riduzione dell’organico di una cinquantina di unità, tra lavoratori che hanno raggiunto l’età pensionabile e quelli che hanno ritrovato una collocazione lavorativa». —
 

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