Il Tirreno

Lucca

Il coraggio di Amleto: «Venite a cena da me, mi aiuterete a pagare le bollette del locale»

Barbara Antoni
Il coraggio di Amleto: «Venite a cena da me, mi aiuterete a pagare le bollette del locale»

L’appello del titolare di un ristorante di Sant’Anna alle prese con le difficoltà economiche del dopo lockdown 

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LUCCA. «Amici, volete farmi un regalo? Venite a mangiare nel mio ristorante stasera invece di sceglierne un altro, mi aiuterete a pagare le bollette. Sono arrivate tutte insieme, dopo il lockdown: ho una scadenza a inizio settimana e devo lavorare di più per mettere insieme i soldi necessari». I soldi necessari sarebbero una somma ordinaria in tempi floridi, per un ristorante come quello di Amleto Simi, in via De Gasperi 95/M a Sant’Anna. Ma la cifra diventa grande in tempi difficili come questi: seicento euro.

Simi, lucchese di San Concordio, ha deciso di fare un appello in video, dal profilo Facebook suo e del suo ristorante, per chiamare a raccolta i suoi clienti. Così, onestamente, mettendoci la faccia. Perché a dire la verità non c’è mai niente di cui vergognarsi. «Ho pensato di lanciare l’appello in video - racconta - perché molti dei miei clienti prima di tutto sono amici. A noi imprenditori, il governo ha promesso aiuti: io per ora ho ricevuto solo i seicento euro della partita Iva. Non ho chiesto il prestito tramite banca, perché anche miei clienti che lavorano nel settore mi hanno sconsigliato, servono le garanzie e poi comunque lo devi restituire. Io aspettavo il contributo successivo, ma non è ancora arrivato. E come faccio a pagare ora le bollette? Se lavoro di più, ce la faccio, mi sono detto».



Di lavorare, davvero Amleto non ha paura. Durante il lockdown, «appena ci hanno detto che potevamo lavorare con l’asporto mi sono subito organizzato. Poi, quando siamo tornati a servire ai tavoli, ho comprato tutti i detersivi per sanificare, ho distanziato i posti, sia dentro che fuori. Venti giorni fa sono stato in ospedale per un intervento: ma sono rientrato subito al lavoro, anche se ho perso dieci chili».

Sessantaquattro anni, Amleto sta dietro il bancone da quando ne aveva nove e già faceva il barista. Nell’89 aprì il primo locale («avere un ristorante era il mio sogno») a Massarosa.«Ma subii una truffa e dovetti trasferirmi», racconta. Scelse un fondo a Bozzano, ma in seguito tornò nella sua Lucca: prima a Farneta, poi a Sant’Anna, dove la sua attività va avanti da molti anni.

Oltre che ristoratore, Amleto è un personaggio. Creativo, un po’ artista, cura da solo il suo marketing. «Mi dicono che ho la voce come Renato Zero (è vero, il timbro è somigliante, ndr), così grazie a questa affinità, nel mio locale organizzo karaoke, mi vesto io come Renato, a volte come Liza Minnelli, e canto. Se nel mio ristorante si festeggia il compleanno di una donna, mi vesto da “Richard Gere dei poveri”, mi faccio la foto con lei e le regalo una rosa. Anche per questo la gente viene volentieri da me. E poi faccio prezzi modici». Il mercoledì si è anche inventato l’aperitivo con la musica dal vivo di Howl Jordan e Matteo Teani, «due ragazzi bravissimi, vengono a titolo volontario, anche il sabato».

Parlando, l’entusiasmo e la passione di Amleto per il suo lavoro sembrano quasi fargli dimenticare le difficoltà. Soprattutto perché si sente circondato dall’affetto di tante persone.«Il locale lo gestisco con mia moglie Roberta e con Massimo, il mio cameriere da trentatrè anni: è un fratello. Se posso, vorrei ringraziare due persone che mi hanno aiutato tanto a superare il lockdown: il mio commercialista e il proprietario del fondo, che quando ho riaperto mi ha detto: “Cerca di portare a casa da mangiare, poi noi ci rifacciamo dopo». —
 

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