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Lucca

le nuove povertà/1 

Raddoppiate le persone che si rivolgono alla Mensa della Solidarietà a Segromigno

Nicola Nucci
Raddoppiate le persone che si rivolgono alla Mensa della Solidarietà a Segromigno

Da 20-25 accessi a una media di 55, con punte di 85 cittadini che chiedono il conforto di un pasto e di una parola

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CAPANNORI

È raddoppiato il numero delle persone in difficoltà che si rivolge alla Mensa della Solidarietà di Segromigno in Monte, mensa nata per volontà di don Miro Matteucci (scomparso nel 2015), realizzata da don Paolo Dalle Mura pochi mesi prima di essere trasferito a Sant’Anna e portata avanti da don Damiano Pacini e don Giovanni Dombo.

E mentre le richieste di aiuto aumentano, anche l’organizzazione delle mense è stata modificata per adeguarsi alle misure anti contagio. «Dobbiamo distinguere il pre e dopo Covid – sottolinea Paolo Cecchini, uno dei referenti della mensa – fino a gennaio, salvo casi particolari, la mensa apriva ogni domenica nei locali della parrocchia di Segromigno in Monte. Da Lucca, da Campo di Marte, con due pulmini si portavano gli ospiti a Segromigno e in base al numero di persone presenti venivano fatti più o meno viaggi. Con la pandemia sono arrivati i problemi organizzativi: igienizzare tutto, dai locali ai mezzi di trasporto, è un’impresa enorme per noi, tanto più che all’inizio non sapevamo come comportarci. Caricare otto persone sul pulmino sarebbe stata una pazzia. L’unica certezza era che in ogni caso non potevamo e non ci saremmo fermati. Coadiuvati dalla Caritas, con tutte le mense (Marlia, Vicopelago e San Concordio) abbiamo definito un unico punto di smistamento a San Concordio, facilmente raggiungibile dagli ospiti. Da inizio giugno però le mense si sono spostate nei locali parrocchiali di San Leonardo in Borghi, dove continuiamo la distribuzione dei pasti preparati nelle parrocchie e consegnati in sacchetti che gli ospiti possono consumare seduti nel giardino interno o fuori. Purtroppo non possiamo ancora mettere le persone a tavola». Organizzazione più complessa proprio mentre la richiesta di aiuto aumentava: «Siamo passati da 20-25 accessi a una media di 55 persone, con punte di 85 durante i primi mesi della pandemia».

I volontari impegnati sono circa 60, provenienti da molti paesi della zona, suddivisi in quattro gruppi che ogni domenica preparano da mangiare con i prodotti donati dai benefattori. «Ogni volontario è di “servizio” una volta al mese, non più di 4 ore, dalle 15.30 alle 19.30, che in genere chiudiamo felici e soddisfatti – dice Cecchini che evidenzia l’importanza della catena di solidarietà – le attività che ci aiutano sono tante, come il supermercato Sigma, il panificio Martinelli, l’alimentari Renata e il frutta e verdura di Lencioni, le pasticcerie Piero e Il Girasole, il pastificio Mennucci, l’Oleificio Rocchi, il Caffè Lucchese, la Misericordia di Santa Gemma, che ci aiuta con il secondo pulmino, ma tanti ci hanno aiutato negli anni».

E a rivolgersi alla mensa sono in tanti, anche gli “insospettabili”: «Quando abbiamo iniziato, nel luglio del 2016, mi aspettavo i classici “barboni” che si vedono nei film. Invece gli ospiti siamo noi, il vicino di casa, l’amico, l’insegnante, chi fino a pochi giorni prima aveva un lavoro, persone che per tante ragioni si sono trovate in difficoltà, in cerca un buon pasto e magari di una parola di conforto. Cerchiamo di fargli capire che se la vita, per qualsiasi motivo, gli ha voltato le spalle, da noi possono trovare un po’ di serenità. Non è sempre semplice ma noi ce la mettiamo tutta. Unico requisito che chiediamo è l’educazione. Il nostro guadagno? Il grazie con il bel sorriso che molti ospiti ci regalano a fine serata». —

Nicola Nucci

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