Proteste
"Lucca com'era": quando la modernità sbarcò in centro
Fra le foto in regalo da martedì 11 anche quelle dei palazzi costruiti nel ’900, non senza polemiche
LUCCA. Sarebbe un errore pensare che il centro storico di Lucca sia rimasto, nel Novecento, identico a quello che ci è arrivato in dote da secoli di edificazioni, demolizioni, modifiche. La mano e l’ingegno dell’uomo hanno lavorato anche nel corso degli ultimi decenni, con risultati che spesso hanno acceso dibattiti al calor bianco. Anche di questo ci sarà testimonianza nella raccolta “Lucca com’era”, le sedici foto d’epoca, gentilmente concesse dall’Archivio fotografico lucchese “Arnaldo Fazzi”, che a partire da martedì 11 agosto saranno distribuite gratis in sieme al Tirreno.
Fra gli scatti che proponiamo ai nostri lettori, infatti, quello di Ettore Cortopassi che ritrae gli operai al lavoro per la realizzazione del nuovo palazzo delle Poste di via Vallisneri. Lo scatto è datateo fra il 1927 e il 1928: il palazzo fu inaugurato il 28 ottobre del 1928, con il trasferimento degli uffici che fino a quel momento si trovavano al piano terreno di palazzo Ducale.
L’intervento fa parte di quelli promossi dal regime fascista: si affianca alla realizzazione del maneggio coperto in via dei Bacchettoni, poi diventato palestra (anche questa foto farà parte della collezione), alla costruzione del palazzo di giustizia in via Carrara e all’abbattimento dell’isolato tra via Beccheria, piazza XX settembre e piazza San Giusto per far largo al palazzo ex Ina (poi in realtà completato del dopoguerra). Per realizzare il palazzo delle poste fu abbattuto il convento delle Gesuate, che era stato soppresso nel 1866. L’unico resto di quel complesso è l’oratorio di San Giuseppe in piazza Antelminelli.
Polemiche roventi, dicevamo. Che nel corso degli anni si sono concentrate proprio sul palazzo delle poste e su quello ex Ina. Coinvolgendo anche nomi pesanti, come quello dell’architetto Paolo Portoghesi. Durante un convegno di cinque anni fa disse infatti, riferendosi ai due palazzi, che «se è stato fatto un guasto è giusto ripararlo. Rimettere in discussione è segno di consapevolezza culturale». Per Portoghesi il percorso corretto sarebbe quello di affidarsi a un’équipe di professionisti e di coinvolgere la città sulle decisioni. Un’ambizione forse troppo elevata, ma che è bene non mettere nel cassetto dei sogni irrealizzabili. Anche se - va detto - ci sarebbero anche altri “bersagli” da tenere in considerazione: come l’edificio del Genio Civile, l’ultima grande realizzazione in centro. Risale al 1961 e anche in quel caso ci fu l’abbattimento di un edificio religioso: il convento e la chiesa di Santa Chiara, dei quali oggi è rimasta traccia soltanto nel nome della strada. —
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