Gioco
"Lucca com'era": in regalo 16 foto d'epoca dallo scrigno dell'Archivio Fotografico Lucchese
Da martedì 11 l'iniziativa del Tirreno grazie alla raccolta di oltre un milione di scatti conservati a Villa Bottini. Stefanelli: "E' la storia della nostra citta"
LUCCA. «Questa è la memoria storica della città. È un tesoro, che va portato avanti e difeso». Non c’è ombra di retorica nelle parole che Enrico Stefanelli utilizza per definire l’Archivio fotografico lucchese “Arnaldo Fazzi”. Uno scrigno con oltre un milione di immagini, che spaziano dalla metà dell’Ottocento ai giorni nostri. Un luogo dove ognuno può guardare per ritrovare un pezzo della propria storia, personale e collettiva. E da questo scrigno nasce “Lucca com’era” la nuova iniziativa del Tirreno che vi terrà compagnia per tutto il mese di agosto, a partire da martedì 11 agosto.
Una raccolta (in edicola ogni martedì, mercoledì, giovedì e venerdì) composta da 16 immagini storiche della città e del suo territorio, su un formato di alta qualità: le foto saranno distribuite gratuitamente insieme al giornale, in un’niziativa editoriale in grande stile, che coinvolgerà anche tutte le altre redazioni del giornale.
Non si tratta “semplicemente” di foto storiche. Perché, a fianco di immagini di luoghi e situazione che sono ormai consegnate agli archivi della storia, ce ne sono altre che hanno l’ambizione di raccontare non soltanto il passato della nostra città, ma anche di mostrare come Lucca è diventata quella che conosciamo.
Stefanelli è presidente di Photolux, associazione che fino a tutto il 2021 si occuperà della gestione dell’archivio che ha sede a Villa Bottini. «Abbiamo preso in carico l’eredità di Arnaldo Fazzi - ricorda Stefanelli - e poi dell’Associazione “Amici dell’archivio fotografico lucchese”, guidata da Maria Pacini Fazzi». Sono due le linee seguite dall’attività di Photolux, di Stefanelli e delle due impiegate che accudiscono l’archivio giorno dopo giorno, Francesca Concioni e Francesca Puccini.
Da una parte c’è la valorizzazione dell’archivio. Il che significa apertura alla città e realizzazione di eventi che partano dal grande patrimonio raccolto nel corso degli anni. «Avevamo in programma una mostra a primavera, che è stata ovviamente bloccata dallo scoppio del Covid - spiega Stefanelli -: prevediamo di aprirla a breve, appena ricevuto l’ok del Comune». C’è poi la realizzazione del “Fondo Covid”: «Invitiamo chi ha una foto che racconta il periodo del lockdown - continua il curatore - a inviarcele. Può essere una foto scattata in esterno, così come un racconto interno di come sia è vissuto quel periodo. E può essere una foto scattata anche con il cellulare». Questa collezione sarà proptagonista di una mostra durante l’edizione 2020 di Photolux, tra novembre e dicembre prossimi.
Poi c’è la grande partita della digitalizzazione e salvaguardia delle immagini. Che sono deperibili e quindi destinate a scomparire. Se non intervenisse la mano dell’uomo. O meglio, delle donne. Delle due Francesche che ogni giorno mettono fisicamente la mano su questo testoro. «La necessità più urgente - spiegano - è quella di mantenere i materiali più deperibili, come il nitrato di cellulosa. Per le immagini che si trovano su questo supporto la priorità è la digitalizzazione: ripuliamo con i guanti in cotone, poi eseguiamo una scansione in alta risoluzione che riduciamo in bassa per poter caricare le immagini sul sito». C’è poi una sorta di lavoro da detective, per realizzare le schede informative delle immagini. Non sempre, infatti, il negativo o il positivo è corredato da una didascalia esauriente. Allora entrano in gioco l’intuito, la perseveranza («lavoriamo su una foto anche un giorno intero») e anche collaborazioni insperate: «Capita - continuano Concioni e Puccini - che riceviamo informazioni utili da parte di utenti che vedono una foto e riconoscono un dettaglio».
Una lavoro enorme, quello della digitalizzazione, per l’archivio che comprende due grandi fondi (quello di Ettore Cortopassi e quello di Eugenio Ghilardi) e molte altre immagini. Al momento, infatti, le immagini riversate in formato elettronico sono un quarto del totale.
Ed è qui che diventa pressante un’altra esigenza dell’Archivio fotografico lucchese (che fa capo all’assessorato alla cultura del Comune di Lucca): quella di poter contare su nuovi spazi.
«Nei grandi archivi fotografici - spiega Stefanelli - ci sono stanze a temperatura e umidità controllate, che consentono una corretta conservazione del materiale». Questo, ovviamente, non può essere realizzato nelle mura storiche di Villa Bottini. Ma ci potrebbe essere un’altra prospettiva: «C’è la possibilità di avere dei locali all’interno della manifattura. Stnze che potrebbero essere pensate fin da subito con le caratteristiche che consentono la conservazione del nostro archivio». Inoltre, questa collocazione sarebbe al piano terreno, consentendo così una fruibilità maggiore anche da parte dei cittadini con problemi di mobilità. Perché - bene ricordarlo - l’archivio è aperto alla cittadinanza: si consiglia di avvertire in anticipo di questa intenzione alla mail afl@comune.Lucca.it.
Intanto l’archivio continua ad arricchirsi, con nuove immagini ma anche strumenti fotografici: « È il caso delle 20.000 foto del Fondo Lera e del materiale di Alcide - specifica Stefanelli -. E a questo proposito lancio un appello: se ci sono farmiglie che vogliono donare il proprio archivio privato, ci contattino. Con noi le loro immagini saranno custodite con cura». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
